Bobò e Pippo: non un fumetto ma una storia d’esistenza rivelata in arte

Vincenzo Cannavacciuolo, detto Bobò: sordomuto, microcefalo, analfabeta, piccolo e sgraziato. Per sovra dose rimane chiuso per quarantasei anni nel manicomio di Aversa. Nato nel 1936, vi è entrato quando aveva solo 13 anni. Pippo Delbono, ligure, classe 1959: un genio fuori norma, genere e classe del teatro e del cinema. Venerato all’estero, ha riempito i teatri di mezzo mondo, molti ancora non lo conoscono in patria. A metà degli anni ’90 Pippo contrae l’Aids, la sua vita è appesa a un filo, ma a morire è sua madre. Si ritrova in un baratro esistenziale, e decide di andare a toccare i fondi più disperati della realtà. Bassifondi della miseria, carceri, manicomi. Ad Aversa va a fare un laboratorio di recitazione. Nota immediatamente Bobò, e da quel momento non se ne separa più, fino alla sua scomparsa nel 2019. Insieme compiono una rivoluzione artistica, teatrale, che è insieme universale. Svelano una dimensione piegata, nascosta dell’Universo, e la mettono in scena su un palcoscenico, perché è il modo più penetrante, incancellabile per mostrarla al mondo.

Pippo Delbono si dimostra uno dei più grandi artisti teatrali e cinematografici contemporanei. Dai suoi primi film con il telefonino a questo ultimo lo riafferma con un’acutezza di sensibilità e capacità di rendere la vita arte che travalica qualsiasi schema mentale e rappresentativo precostituito. Non solo libera Vincenzo Cannavacciuolo, detto Bobò, una persona cancellata, sepolta, soffocata in un ospedale psichiatrico, ma gli restituisce la possibilità negata di esprimersi, di manifestarsi al massimo grado artistico ed esistenziale. E restituisce anche al mondo la possibilità di conoscere Bobò, perché il mondo aveva la necessità di conoscerlo. “Ci son più cose in cielo e in terra, Orazio, di quante ne sogni la tua filosofia”, recita il celebre brano di dialogo dell’Amleto di Shakespeare. Pippo Delbono dimostra che anche, o forse soprattutto scavando sotto terra, nel sottosuolo, si può scovare una stella dalla luce così suadente, struggente, come quella di Bobò “che ai navicanti e ‘ntenerisce il core/
lo dì c’han detto ai dolci amici addio
”. Solo un vertiginoso artista come Pippo Del Bono poteva immaginare di farlo e realizzarlo. Ma davvero si rinnova struggentemente in lui a ogni istante il verso di Dante riferito a Bobò “lo dì c’han detto ai dolci amici addio”. Da questa impossibilità di cancellare l’amico nella morte nasce il film intitolato Bobò – La voce del silenzio. Tutti gli anni di teatro fatti insieme in mezzo mondo sono in quest’opera. E c’è la voce, il corpo, l’improvvisazione fisica, poetico-danzante di Pippo in boxer e maglietta di cotone su un balcone striminzito che è come un palco stratosferico aggettante sulla galassia fuori e dentro di noi. Non perdetevi questo film e tutti i profondi significati che con forza e chiarezza emergono in superfice e ci avvolgono, ci toccano in ogni nostra fibra fisica e spirituale. E la musica di Enzo Avitabile si innesta in maniera sublime nello stesso tessuto artistico. Distribuzione Cinecittà Luce. Durata 81 minuti.

di Riccardo Tavani

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