Il filo del ricatto

Il filo del ricatto – Dead man’s wireRatto con ricatto ad alto impatto per il vecchio misfatto d’un affare sottratto. Gus Van Sant va a ripescare una vecchia storia degli anni ’70, la lascia ferma là, ma è come fosse nuova. Indianapolis, 8 febbraio 1977. Tony Kiritsis entra nella sede della società immobiliare Meridian Mortgage e,  armato, si porta via Richard Hall, presidente della Company e figlio del vecchio, potente e prepotente proprietario. Se lo porta via nonostante il palazzo sia già circondato da numerose pattuglie di polizia con le armi spianate. Si barrica in casa propria con la preda e inizia un’estenuate e, a tratti, anche farsesca trattativa. Dai dialoghi telefonici emerge il nocciolo duro della polpa narrativa: una critica alla rapacità del capitalismo speculativo immobiliare. Che negli States la faccenda ha spigoli acuminati lo dimostra che la rottura tra il pedofilo Epstein e Trump, avviene proprio perché quest’ultimo soffia all’inseparabile amico un affare su cui l’altro aveva la priorità e che stava già per concludere.

La seconda parte del titolo – ‘Dead man’s wire’ – è il meccanismo diabolicamente geniale messo a punto da Tony per non farsi avvicinare da nessuno, pena la morte automatica e istantanea dell’ostaggio. Un canne mozze calibro 12 legato da un capo intorno al collo di Richard, dall’altro direttamente al grilletto dell’arma che lui sorregge con la canna puntata sulla nuca dell’altro. Per la ricostruzione meticolosa del fattaccio Van Sant ha avuto ha disposizione le riprese effettuate da tutte le tv locali e nazionali. Soprattutto la lunga scena finale, la riproduce esattamente come è si è svolta, proprio grazie a questo repertorio (che ci mostra nei titoli di coda). Certo, il vero Tony era parecchio più basso di Richard, qui invece è il contrario, anche perché l’attore protagonista è un altro della nidiata Skarsgård, questa volta Bill. Il padre Stellan e il fratello Alexander appaiono rispettivamente in questi giorni in altri due film: Sentimental Value, e Pillion. Da vedere. Durata 105 minuti. Distribuzione Bim.

di Riccardo Tavani

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