Senza acqua né cibo

Senza acqua né cibo. Morti di sete e di fame. Gettati in mare. Dagli scafisti. Ventidue migranti. Erano partiti dalla Libia. Diretti in Grecia. Hanno perso l’orientamento. Sono rimasti senza viveri. Al largo delle coste elleniche. I corpi. Gettati in acqua. Nel mare. Tra le onde. Su ordine dei trafficanti. Per alleggerire il carico. Il ventisei si sono salvati. In ventidue sono morti. Morti affogati.

Erano partiti da Tobruk. Lo scorso 21 marzo. Su un gommone. A bordo in 48. Migranti di diverse nazionalità. Diretti in Grecia. Per chiedere asilo alla Unione Europea. Che li respinge. Non li accoglie. Li guarda affondare. Sono rimasti alla deriva. Nel Mediterraneo. Per sei giorni. Senza acqua. Senza cibo. Così. Ventidue “sorelli” hanno perso la vita. I loro corpi gettati ai pesci.

I sopravvissuti. Alcuni. Sono stati tratti in salvo. Dopo giorni di deriva. Tra cui donne e bambini. Ogni giorno. Decine di migranti. Muoiono. In mare. Nel Mediterraneo. Ogni giorno. Al largo delle coste. Muoiono. Solo nel 2026 più di mille. Sono sepolti in mare. Sepolti. In acqua. Sempre più spesso. I loro corpi. Spiaggiano. Come i delfini. La marea. Spinge i cadaveri. Sulle coste. Corpi. Smembrati. Scarnificati. Di donne. Di bambini. Di uomini. Di nostri sorelli. Ogni giorno. Ogni giorno. Muoiono. Ta le onde. Tra le onde della indifferenza dei governi. Muoiono tra le onde. Della indifferenza della Europa.

di Claudio Caldarelli

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