La politica dei conservatori: tirare a campare

Venticinque anni fa il ministro berlusconiano Pietro Lunardi ebbe a dire che con la mafia si deve convivere. La frase suscitò grandi proteste: detta da un ministro delle “infrastrutture e trasporti”, e con riferimento alle grandi opere pubbliche nel Sud, sembrò particolarmente fuori luogo. Ci si aspettava che con la mafia si dovesse combattere, contrastarla, non convivere. Il tempo ha dimostrato che Lunardi non aveva tutti i torti: certa parte della politica e dell’imprenditoria non ha fatto altro che “convivere” con le mafie, anche se queste ci costano molto sul piano economico, oltre che della legalità e della sicurezza. Anche se non tutti hanno potuto conviverci, perché le mafie li hanno uccisi: alcuni col piombo e il tritolo, molti di più con le droghe.

Credo che questo esempio rappresenti bene quel che significa essere “conservatori”, almeno da noi. Si parte da un dato oggettivo (“mafia e camorra… purtroppo ci sono”: sono sempre parole di Lunardi) per concludere con una certa rassegnazione che non c’è niente da fare, bisogna adattarsi. Con il corollario implicito che chi pretende di cambiare il mondo è un povero illuso, o un fanatico di sinistra. Meglio pensare agli affari.

Questo precedente mi è venuto in mente leggendo le parole di La Russa, dette da una posizione ancor più rilevante: non un semplice ministro “tecnico”, ma niente di meno che la seconda carica dello Stato. Di fronte alla crisi climatica, che le temperature torride di questo periodo hanno reso particolarmente evidente, ha usato lo stesso argomento: bisogna imparare a conviverci. “Ci abitueremo al clima caraibico, non vuol dire che moriremo”. Anche questo è tipico dei “conservatori” nostrani: voler cambiare le cose è velleitario e inutile, e soprattutto non giova agli affari.

Questa volta, però, il nostro senatore l’ha sparata grossa: è davvero difficile sentire un’affermazione così improvvida.

Intanto perché il clima caraibico è più gradevole del nostro: le temperature sono comprese solitamente tra 28° e 32°C tutto l’anno; si mantengono costanti e piacevoli grazie agli alisei, con picchi di afa e caldo che raggiungono al massimo i 33° – 34°C, ben inferiori ai 40 che abbiamo sofferto qui. Ai caraibi si sta meglio.

Ma poi, chi glielo ha detto che “non vuol dire che moriremo”? Secondo l’OMS quest’anno ci sono già stati 1300 morti per il caldo in Europa, addirittura 12.000 secondo altre stime (The Economist). Ma i dati si riferiscono a giugno, ora è peggio.

Ah… già! forse è per questo che le destre (italiane, europee ed americane) ce l’hanno con l’OMS, che ha il vizio di ricordare sgradevoli verità da una posizione istituzionale.

A parte le amenità di La Russa, il discorso sarebbe, però, un po’ più ampio.

Il consumo di combustibili fossili produce, oltre all’energia, CO2 e polveri sottili, più altri elementi chimici inquinanti che non menziono per brevità. La conseguenza di questo fatto (perché è proprio un fatto, non un’opinione politica) è che ci sono nel mondo sette milioni di morti l’anno ascrivibili all’inquinamento atmosferico. Il calcolo di queste morti evitabili e inutili lo ha fatto sempre quella strana cosa che si chiama OMS e che, guarda caso, Trump spera possa presto chiudere e cui ha smesso di contribuire. Ma sono calcoli tecnici, purtroppo molto attendibili, non valutazioni politiche.

In più, la CO2 è il principale responsabile dell’effetto serra, che ha prodotto e continua a produrre l’aumento delle temperature e gli eventi climatici estremi (siccità, alluvioni, grandine, uragani) che ne conseguono, per non parlare degli incendi. Quest’anno abbiamo imparato che la regione del mondo più colpita sembra essere il continente europeo.

Ma vi sembra normale che il presidente del Senato non lo sappia? e che voglia minimizzare dicendo – erroneamente – che non moriremo? Ma forse voleva dire che dobbiamo convivere (lunardescamente, come con la mafia) con i morti, l’inquinamento e il cambiamento climatico.

Ecco, ancora una volta, che cosa vuol dire essere “conservatori”: conservare lo status quo, anche se è pessimo: perché la vita continua, almeno la loro, e business is business.

Sta di fatto che il teorema dei negazionisti climatici è che questa storia dell’effetto serra è un’esagerazione, che il ricorso alle fonti rinnovabili rovina l’economia e il paesaggio (anche questa abbiamo dovuto sentire!) e che, comunque, bisogna adattarsi. Quanto ai milioni di morti per inquinamento, sarà poi vero? In sostanza, non ritengono che sia necessario o utile cercare di porvi rimedio.

Al contrario, chi riconosce la responsabilità del genere umano nella crisi climatica e nell’inquinamento, è convinto che si possa e si debba porvi rimedio. Se il danno l’abbiamo fatto noi, è evidente che sta a noi rimediare, altro che abituarsi!

Nel maggio scorso ho fatto un interessante viaggio a Pechino. Vi ricordate le foto di quella città, coperta da un manto di smog che oscurava il cielo? Bene, oggi il cielo è azzurro e lo smog non c’è più, a dispetto dei 22 milioni di abitanti e di un traffico stradale intensissimo. Perché, semplicemente, il governo ha deciso di attuare politiche efficaci contro l’inquinamento. Tra parentesi, gran parte delle macchine circolanti sono elettriche, le restanti ibride: proprio quel tipo di autovetture che, secondo i “conservatori”, bisogna osteggiare per non danneggiare l’economia. Come se l’industria europea non fosse in grado di produrle; o come se questa strategia avesse danneggiato l’economia cinese!

Ho anche scoperto che, a partire dal 1978, la Cina ha attuato un poderoso progetto di rimboschimento nel nord-ovest del Paese, per combattere l’erosione del suolo e la siccità. Ad oggi, sono stati piantati almeno 30 milioni di ettari di alberi, con l’effetto di stabilizzare il suolo e migliorare i microclimi locali, favorendo così l’agricoltura e arrestando l’avanzata della desertificazione. Secondo un rapporto di BBC News del 2020, i programmi di piantumazione degli alberi hanno portato a un significativo assorbimento di anidride carbonica e hanno contribuito a mitigare i cambiamenti climatici.

Questo non per lodare la Cina, che ha pur sempre un preoccupante regime autoritario, ma solo per dire che è possibilissimo incidere positivamente sull’inquinamento del pianeta e sulle sue conseguenze. Noi abbiamo fatto il danno, noi dobbiamo e possiamo rimediare; anche se i frutti di una seria politica ambientalista si vedranno tra molti anni e pertanto non sono utili sotto il profilo elettorale.

O dobbiamo concludere che in Cina le cose si possono fare e da noi no? Siamo forse così stupidi?

Certo, a seguire le parole del presidente del Senato, lo saremmo davvero; certamente lo è il governo, vista la sua politica ambientale. La destra preferisce la politica del tirare a campare: cambiare le cose non è da “conservatori”.

 

Cesare Pirozzi

 

 

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