Robin Hood: stupire con i miti per il prezzo del biglietto
Il titolo è Robin Hood – Il prezzo del sangue, ed è ambientato nel 1247. Ma si narra davvero di quell’entusiasmante eroe nascosto nella foresta di Sherwood che rubava ai ricchi per donare ai poveri? No, quella è soltanto una leggenda inventata ad arte. Inventata da chi? Ma dallo stesso Robin Hood. E chi lo dice? Un irriconoscibile vecchio assassino, lordo di fango e di sangue dei più scellerati crimini mai commessi da bestia umana. Ossia? Lo stesso autentico Robin Hood, il quale per dimostrarlo, fin dalla prima scena, ci fa vedere di quanta micidiale efferatezza omicida è capace. Si prende così un mito, lo si aggiusta come si vuole, anche rovesciandolo come in questo caso, per caricarlo poi di sensi esistenziali da riscattare. È quello che succede anche con l’Odissea di Nolan. In fondo Ulisse, o meglio Odìsseo, che cosa veramente fa in quel film? Si rende conto della sua hybris, della sua tracotanza, di aver infranto la legge di Zeus, seminando una quantità immane di morti non solo tra i nemici, ma anche tra i suoi stessi fedeli compagni d’armi. I riferimenti alle attuali guerre, stermini e genocidi è fin troppo scoperto. Ma perché, allora, non fare direttamente film su questo nostro tragico presente che allunga angoscianti minacce non sul passato, ma sull’immediato futuro? Si può disporre in colonna una lunga lista di motivi, ma la sostanza è che non se ne è più capaci. Non si è più capaci di fare cinema di qualità, ma solo soldi in quantità. Più comodo per questo prendere un vecchio mito, spettacolarizzarlo, inzepparlo di significati profondi per battere cassa e record di incassi al botteghino.

Il paragone tra questo Robin Hood e quell’Odìsseo non è per niente casuale. Sono talmente lo stesso personaggio che anche qui troviamo un arco da armare, piegare. Però qui lo può fare anche un bambino, anzi una bambina, perché Robin le insegna il trucco di tenerlo fermo passandolo sotto una gamba, avendo così agio di piegarlo con un braccio e agganciare poi il cappio della corda con l’altra mano. Fortuna che i Proci del XII secolo a. C. non ci erano ancora arrivati. La situazione è questa: inventi la figura di un vecchio criminale senza pietà che viene a trovarsi poi in una situazione che lo costringe a riconsiderare in maniera amaramente critica il suo passato. Siccome se ne sono già viste di storie come questa, qual è il colpo di genio? Semplice: diciamo che lui è Robin Hood, il vero Robin Hood, anzi sbattiamo direttamente nel titolo il nome che di per sé costituisce già un forte richiamo per il grande pubblico. Così ribattezzato, il personaggio non incontra tanto un suo vecchio compare in scannamenti, stupri e squartamenti, ma niente di meno che Little John, l’altrettanto mitico braccio destro di Robin Hood: insieme se ne vanno a tentare un’altra strage delle loro.
Poi Robin finisce in fin di vita su un’arcaica isola mistica. Qui una priora ha istituito un luogo di accoglienza in cui si curano tutte le persone che finiscono lì, senza voler sapere chi siano, perché sono ridotte in quel modo e da cosa stanno fuggendo. Il richiamo all’attualità è abbastanza evidente, del tutto scoperto: il compianto Gino Strada, la sua tuttora operante Emergency, e poi Medici Senza Frontiere, Intersos, senza dimenticare la Croce Rossa Internazionale. Certo, in una storia ambientata in una di queste cruciali realtà del nostro scellerato presente non si poteva appiccicare il nome altisonante e attira-pubblico di Robin Hood. La priora curante, o altro personaggio simile, però, in una storia di oggi si poteva utilizzare eccome! Nel film, infatti, essa non ha alcun nome che richiami alla leggenda di Sherwood. È indubbiamente il personaggio più interessante di tutta la vicenda, anche grazie all’interpretazione che ne dà l’attrice Jodie Comer. Si doveva fare un film incentrato su una donna simile, in uno dei tanti inferni bellici del mondo attorno a noi, ricorrendo anche all’ambiguità sulla sua vera identità e personalità, intorno alle quali si gioca il colpo di scena finale del film. Se è vero, infatti, che da una parte la priora riceve luce proprio dal personaggio di Robin Hood, dall’altra ne viene completamente riassorbita e ridimensionata. Mentre in una storia attuale, quale protagonista attorno cui ruoterebbe tutta la vicenda, il suo personaggio avrebbe potuto staccare contenuti, scene e forme cinematografiche molto più penetranti e di qualità. Distribuzione: I Wonder Pictures. Durata: 123 minuti.
Riccardo Tavani

