Spider Man, cristologia di un ragno
Ho visto quasi tutti gli ultimi film di Spider Man al Cinema Intrastevere, in Vicolo Moroni a Roma. Sala in questo periodo però chiusa per lavori di restauro. Capitai quasi per caso un pomeriggio, nel senso che passavo là davanti, avevo un buco da riempire, entrai e c’era uno Spider, ma il direttore mi disse che la sala era strapiena. Poi, siccome mi conosceva, è entrato dentro, ha controllato bene e mi ha trovato l’unico posto libero in ultima fila. È stata una rivelazione! Giovanissime/i prevalentemente americane/i. Il vero film per me erano loro. Intervenivano rumorosamente non solo a ogni scena critica, ma anche a ogni piccolo gesto, o smorfia, parola con senso nascosto, per me invece normalissime. Ho capito che erano dei veri cultori dei fumetti Marvel. Tante cose le capivo attraverso il loro tifo a volte da stadio. Alla fine del film ulteriore meraviglia. Rimangono fermi seduti in silenzio e composti a sorbirsi tutta il chilometrico rullo dei titoli di coda, fino agli ultimi marchi tipo Sony, ecc. E no! C’era una scena finale, con tanto di personaggi e azione. Un richiamo al film successivo. Così ogni volta che usciva un nuovo Spider Movie tornavo là a godermi lo spettacolo degli spettatori. Sì, quando è così assisti a un doppio spettacolo, quello sul palcoscenico o sullo schermo e quello in platea. In Giappone l’interlocuzione tra pubblico e attori è una prassi consolidata nel teatro classico, Nō e Kabuki, ma anche perché là lo stile interpretativo conta molto, se un attore sbaglia un gesto, una figurazione normata da un codice severo, piovono insulti feroci, il pubblico si sente defraudato.
Per Spider Man – Brand New Day, evidentemente, sono dovuto andare in un’altra sala, ma non è stata per niente la stessa cosa. Anche li un po’ di americani e altri stranieri, ma silenzio assoluto, appena qualche più che garbato e attenuato risolino su battute di spirito. Pure la scena finale, dopo tutti gli estenuanti titoli di coda, una robetta ridicola, con l’annuncio finalissimo: “Spider Man tornerà”… In questo film si sente molto la mancanza di attori come Benedict Cumberbatch, Willem Dafoe, Jamie Foxx nel senso dei personaggi e delle situazioni narrative che arrecavano alla trama. Sì, qui c’è Mark Ruffalo, sempre assai bravo, ma come prof di fisica è appena accennato e come Hulk, invece, troppo letteralmente gonfiato.

La figura doppia di Peter/Spider segue il modello cristologico. È un supereroe, quasi un dio, sì, ma come uomo è anche un imbranato come tutti noi, pure sfigato in amore, e soprattutto ‘uomo’ in quanto come noi mortale, proprio come Cristo. E il suo tragico stare tra la vita, la morte e la resurrezione costituisce un contenuto forte di questo film. Il Brand New Day, ossia il giorno nuovissimo del titolo, è questo suo resuscitare da oltre l’orlo della nostra stessa inesorabile e umanissima sorte. È chiaro che è un meccanismo di identificazione, anche ideologica, che si vuole fare scattare negli spettatori. Chi vi difende dalle minacce mondiali di tutti i tipi è come voi, è fatto della vostra stessa pasta umana, per questo dovete schierarvi sempre con lui. Osservate bene la foto che abbiamo scelto per questo pezzo. Proprio dietro Spider Man, con le braccia aperte e le gambe quasi chiuse nella posizione della croce, laggiù in fondo nel fumo della battaglia si distingue la Statua della Libertà con la sua fiaccola in alto. Sono l’uno la proiezione prospettica dell’altro. Un’immagine subliminale, che forse non si fa neanche in tempo a notare consciamente, ma che insiste sulla retina, si registra e lascia un’incisione di ancora maggior potere nell’’inconscio. E la doppia cucitura identificativa è saldata da Spider Man che, in tale suo inedito giorno di resurrezione, afferma di aver ormai capito di dover agire non più da solo, ma insieme agli altri. Distribuzione: Eagle Pictures. Durata: 145 minuti.
Riccardo Tavani

