L’infinito senza farci caso

“Amo il fuoco enorme/ che tiene accesi gli occhi/ la minuta allegria delle ciglia/ il gusto greco della tua voce”.

Una delle tante poesie di Franco Arminio, l’ideatore della Casa della paesologia a Bisaccia in Irpinia e del festival “La luna e i calanchi.

Nei versi di Arminio c’è la semplicità e l’umiltà contadina delle genti di piccoli paesi ormai spopolati. Raccontano sensazioni che si perdono nel tempo senza lasciare traccia.

“Intimità provvisorie…” le definisce il poeta in questo suo libro “L’infinito senza farci caso” edito da Bompiani 124 pagine per 14 euro.

“L’amore è una dimensione intimamente locale, si svolge sempre in un luogo ed è inedito ogni suo gesto. Il luogo dell’amore è il corpo. Corpo che diventa foglia, albero, paesaggio. Corpo che fa ombra e fa luce, corpo assoluto e cordiale, per un’ora o per mezzo secolo”.

Leggere le poesie di Franco Arminio ti fa tornare a casa. Nella casa paterna, dei nonni. Nella piccola casa di pietra, con il camino acceso, tra le montagne d’Abruzzo. Ti senti parte integrante e tra le pagine ritrovi ciò che avevi lasciato. Ciò che avevi lasciato di più bello della tua infanzia, dei tuoi giochi, dei tuoi amori. Tornano i ricordi, a volte nostalgici, a volte entusiasti, ma tornato per riportarti in una dimensione infinita, dalla quale involontariamente eri uscito.

“Con il passare degli anni/ ci accorgiamo/ di aver amato meno/ di quanto avremmo potuto/ È come se una mezza vita nostra/ non fosse mai salita/ sulla giostra”.

Mezza vita trascorsa senza amare o senza amore, scopriamo con amarezza quanto abbiamo perso negli anni. I migliori anni della vita, trascorsi senza amore. Una verità indicibile, ma comunque vera.

Con i suoi versi, Arminio ci suona le campane del richiamo per riannodarci con le sensazioni belle della vita. Una vita che non può trascorrere senza ardore o senza pulsione di amori pieni.

“In te c’è ardore/ perfino nelle lacrime./ Tu vuoi fuoco/ ma io sono aria”.

Richiami potenti che risuonano di voglia di vivere senza abbandonare la nostra vera natura. Sottolineare ciò che ci circonda anche quando può sembrare senza senso. Amare la propria umiltà e origine, valorizzare quella pietra arida e dura da spaccare, sentirsi parte di quel mondo rurale abbandonato e tornare a quel mondo con la forza e la spinta dell’amore.

Emanuele Caldarelli

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