STEFANO AMADIO LASCIA UN GRANDE VUOTO
Come descrivere il dolore che lascia la perdita di un fratello? Troppo semplice, non voglio farlo. Quello che vorrei descrivere oggi è invece il piacere che lascia. Importante è davvero lo scoprire che questo fratello era amato e stimato da una tale moltitudine di persone, non solo di parenti, amici fraterni, colleghi di lavoro, compagni di scuola, allievi, che si rimane inebetiti. Una quantità di gente che mi ha abbracciato fisicamente e virtualmente, un gran numero di persone inimmaginabili, sconosciute, lontane, di cui non si sospetta nemmeno l’esistenza.
In questa epoca di relazioni mediate dai social, bisogna riconoscere il fatto che i rapporti sono leggermente modificati rispetto al passato, oggi si ha l’impressione che ci si conosca davvero, che si sappia tutto degli altri, che si abbia la capacità di sapere una gran quantità di cose di chiunque. Ci si sente quasi coinvolti in prima persona, nonostante magari, non ci si sia mai visti! Prendo atto che questa nuova modalità interrelazionale virtuale e poco concreta oggi esiste, è innegabile, è la realtà, ma, prendo anche atto del fatto che mi fa un immenso piacere sapere che a mio fratello volevano tutti bene! La gioia che si prova quando si legge la biografia di un fratello, quando si percepisce che la gente lo stimava come persona e non solo come giornalista, che il suo nome era conosciuto non solo agli addetti ai lavori, ma anche a tutte le altre diverse entità che orbitano in questo universo web che permea le nostre vite.
Un universo di cui probabilmente non ci rendiamo conto ma che influenza le nostre scelte, le nostre sensazioni, le nostre simpatie o antipatie, i nostri sentimenti. Leggere di lui provoca una gioia immensa a chi lo conosceva bene, a chi lo frequentava, a chi lo amava fraternamente, una gioia pura e disinteressata che alza le frequenze, che ci fa vibrare su una bella onda, che ci rende orgogliosi, fieri, riconoscenti. Qualcuno potrebbe rimproverarmi del fatto che non lo piango alla maniera delle prefiche dell’antico Egitto che piangevano i defunti recitando litanie durante le veglie funebri.
Alla veglia per Stefano volevo invece sdrammatizzare il dramma, volevo dirottare i pianti in risate, in sorrisi, in ricordi allegri evitando tristezze troppo pesanti e scontate durante una veglia funebre. Preferisco orientarmi verso la consapevolezza che ora si trova in una dimensione dove si sta benone, si dimenticano i dolori vissuti, la malattia, la perdita di autonomia. Una dimensione che sono più che certa esiste concretamente e venga vissuta una volta si raggiunga il “di là”. Una occasione per passare oltre che forse, andrebbe ricordata in modo diverso dalla norma e dalla tradizione e che sicuramente nessun lamento funebre né corona di poveri fiori recisi (uccisi per l’occasione) giustifica. Spero di essere riuscita a creare un’atmosfera non pesante, prendendo anche in giro chi versava una lacrima proprio come avrebbe fatto lui senza nessuna remora o rimorso. Dissacrante, ironico, sagace e tagliente come un bisturi ben affilato, riusciva ad entrare nei cuori nonostante spesso non riuscisse a non mollare qualche battuta mortifera.
Battute che nascondevano sempre una verità spesso taciuta o nascosta ma che lui non esitava a dichiarare apertamente senza indugio (qualcuno non lo amava per questa sua caratteristicapoco diplomatica). E poi, certo, se non gli stavi simpatico, se eri una “cagna maledetta” o un pessimo attore, regista o sceneggiatore, non c’era scampo: sparava a pallettoni critiche sempre azzeccate e veritiere alle quali non si riusciva a controbattere. Grande Stefano, un mito! Grazie a lui ho potuto fare il praticantato e prendere il tesserino da giornalista pubblicista, grazie ai suoi consigli, alle dritte ed ai suggerimenti per riuscire a scrivere cose non banali, sintetiche e non spoileranti, oggi mi diverto a scrivere le cose che mi piace studiare, non temo le critiche e vado avanti a testa alta.
Molto simpaticamente da ultima arrivata mi toccava la bassa manovalanza, ovvero occuparmi della rubrica Foreign Office, cosa che nessun professionista anziano amava fare, ovvero beccarsi le anteprime di film in lingua originale (arabo, indiano, turco, francese) con terribili sottotitoli che distraevano dalla visione, dal coinvolgimento, dalla osservazione dei particolari, oltre che disturbavano palesemente il pathos che trasmetteva l’opera. Però mi sono divertita lo stesso e il mio grazie riecheggerà nell’aria per l’eternità. Ho letto molti ringraziamenti di giornalisti ai quali Stefano ha dato fiducia, offrendo la possibilità di intraprendere la professione, mi unisco a loro nel rendergli omaggio. Un grazie anche a tutti i suoi allievi che ci regalano emozioni a non finire con le loro dimostrazioni di stima e di affetto vero, assolutamente non scontate.
Concludo con una informazione che farà piacere a tanti: organizzeremo presto un incontro al Teatro Vascello messo a disposizione da nostra cugina Manuela Kustermann per un memorial celebrativo, spero rappresentativo ma leggero e divertente, in cui verranno invitati a parlare di lui personaggi del cinema italiano che hanno a cuore la sua figura e hanno il proposito che Stefano Amadio non venga dimenticato mai.
Silvia Amadio

