SalinaDocFest: i sei documentari in concorso
È bene ripeterlo: è attorno al cinema del reale, ai film scelti ogni anno, tra il centinaio di quelli visionati, che si articola il SalinaDocFest. Scelti dal Comitato di Selezione, formato da Paola Cassano, Ivelise Perniola, Renato Scatà e Giovanna Taviani, per garantire il marchio della qualità cinematografica, sulla quale hanno sempre puntato e continuano a puntare con la loro eredità i Maestri Vittorio e Paolo Taviani. Attorno a questo nocciolo originariamente sempre in atto, il Fest avvolge una struttura complessa, multistrato, multi iconografica e acustica, sinestetica, interconnessa in ogni suo singolo aspetto da un tema unificante. Parole Nuove/Immagini Nuove è quello della XIXa Edizione, in programma dal 15 al 20 luglio 2025, tra le diverse, sempre suggestive località di Salina, la più grande e varia delle Isole Eolie.
Da quest’anno, inoltre, sui film in concorso si può ascoltare il podcast di Spotify, con schede dei film e interviste ad autrici e autori. Il podcast è curato e condotto da Federica Rossi, docente di didattica della lingua e letteratura italiane all’Università di Ginevra, che nelle sue ricerche approfondisce le relazioni fra cinema e letteratura, cinema e arte.
I sei film in concorso sono sottoposti a un doppio giudizio. Quello degli spettatori, espresso con un voto da 1 a 5, alla fine di ogni proiezioni, che assegna il Premio Signum del Pubblico. E quello della Giuria Ufficiale, composta quest’anno da Luciana Capretti, Daniele Ciprì e Maricetta Lombardo. Giuria che assegna il Premio G. B. Palumbo Editore al Miglior Film, e il Premio Media Fenix al Miglior Montaggio.
I film in concorso sono tutti proiettati in due successive serate al Centro Congressi di Malfa. Tre mercoledì 16 luglio, dalle ore 18; tre giovedì 17 luglio, sempre dalle ore 18. Tutte le proiezioni sono seguite da incontri con loro rispettivə registə. L’ordine e gli orari di proiezione sono i seguenti.
Mercoledì 16, ore 18 Real, It/Fr 2024, 83 min, di Adele Tulli; ore 20 Tineret, It, 2024, 63 min, di Nicolò Ballante; ore 21.30 L’occhio della gallina, It, 2024, 93 min, di Antonietta De Lillo.
Giovedì 17, ore 18, No more trouble, It, 2024, 97 min, di Tommaso Romanelli. Ore 20, Fratelli di culla, It, 2025, di Alessandro Piva; ore 21.30 Il cassetto segreto, It, 2024, 132 min, di Costanza Quatriglio.
Queste le schede sintetiche dei film, dei quali riparliamo dopo le serate di loro proiezione.
Real. La traslazione sempre più irruente dalla vecchia tangibilità materiale a quella ineffabile della virtualità digitale, ridefinisce il concetto stesso di realtà, di sua percezione sensibile, multi-esperibile. Nuove linee di confine che si spalancano, invitando irresistibilmente al loro stesso superamento, ma anche inedite sbarre di controllo, contenimento, alienazione. Un film che ponendo questi temi, mette intrinsecamente in discussione anche la stessa espressione cinematografica in questa nuova epoca di riproducibilità tecnologica.
Tineret. Il titolo in lingua moldava (rumena) significa giovinezza. E il protagonista, anche co-autore – insieme al regista Nicolò Ballante – della sceneggiatura, è Andrei Grigorita, 16 anni. Il sogno della musica rap e delle auto da corsa come fuga dal peso quotidiano della famiglia, madre e sorella, il cui mantenimento grava tutto su di lui e il suo lavoro da stalliere. Racconto per immagini che svelano il sottosuolo mentale, emozionale e onirico delle parole di Andrei.
L’occhio della gallina. Il film di Antonietta De Lillo elegge il funzionamento rovesciato della pupilla del pennuto – che si chiude dal basso verso l’alto – per ricostruire meticolosamente e denunciare la condanna alla damnatio memoriae, alla stroncatura pervicace e prolungata della sua promettente carriera. Nel 2004, dopo alcune significative e apprezzate prove iniziali, la giovane regista “stacca” un film magistrale, celebrato da pubblico e critica, quale è Il resto di niente, sulla rivoluzione napoletana del 1799. La distribuzione dell’Istituto Luce e la produzione, per alcune divergenze con l’autrice, le sbarrano però brutalmente il passo, occultando completamente l’opera al diritto del pubblico di vederla. Un vero e proprio film-giustizia, di alto valore civile e qualità cinematografica.
No more trouble. L’autore regista Tommaso Romanelli è il figlio di Andrea Romanelli, timoniere e progettista navale dell’imbarcazione FILA. È a bordo di essa quando a fine marzo 1998 Giovanni Soldini sta compiendo una traversata oceanica che dovrebbe consegnarli un nuovo record, nuovo onore. Quando però l’impresa sembra già compiuta, la notte del 3 aprile, vicino alle coste francesi, i venti si mettono rabbiosamente di traverso. Il racconto restituisce – soprattutto ai non conoscitori e appassionati della vela – e spiega in termini tecnici semplici tutta la vivezza e la drammaticità di quei convulsi momenti per non farsi inghiottire da onde soverchianti e riportare i volti bruciati dal mare a casa. A tratti sembra di riascoltare la canzone di Lucio Dalla Itaca: “Capitano, che hai trovato/ Principesse in ogni porto/Pensi mai al rematore/ che sua moglie crede morto?”.
Fratelli di culla. Il regista Alessandro Piva non solo è originario di Bari, ma la sua infanzia e adolescenza in quella città, sono trascorse proprio accanto a uno dei brefotrofi pubblici più grandi d’Italia. Sorte nei dopoguerra dello scorso secolo, tali strutture hanno ospitato e fatto crescere milioni di bambinə abbandonatə nelle più svariate e disperate condizioni di quei periodi. Dopo essersi formato e aver operato in giro per l’Italia e il mondo, Piva ha sentito il forte richiamo nella sua memoria di quel luogo. Con i mezzi specifici della verità cinematografica si mette alla ricerca di fonti e testimonianze ancora vive e attingibili, per sottrarlo all’oblio della storia, restituendolo alla nostra coscienza e conoscenza civile.
Il cassetto segreto. Alla scomparsa di suo padre, Costanza Quatriglio, una delle nostre più preziose registe e documentariste, torna nella casa natale a Palermo, scoprendo sbigottita l’immenso patrimonio culturale, fatto di libri, inchieste, dossier, appunti di viaggio che Giuseppe Quatriglio ha sedimentato e doviziosamente conservato nei lunghi anni della sua attività di scrittore e giornalista. Un patrimonio che viene poi donato alla Regione Sicilia. Il film è la presa in carico di archivistə ed espertə istituzionali a fronte di tale montagna – per qualità e quantità – documentale. Ma è soprattutto lo svelamento commosso che ne fa la figlia, insinuandosi tra faldoni e singole pagine, foglietti minuti per scoprirne la polvere d’oro intellettuale che li ricopre e da essi ancora emana. Altro che le dimensioni di un piccolo cassetto!
Riccardo Tavani

