Tommaso da Celano: torna la sua voce

Scriveva il filosofo tedesco Walter Benjamin che compito dell’arte è restituire la parola a chi nella Storia è stata ingiustamente tolta. Ridare loro la voce, ossia quella possibilità di esprimersi che è stata invece impedita, soffocata da prepotenza, violenza, ragioni di potere. Che Historia magistra vitae, infatti, è quella che si erge su una materia oscura fatta di damnatio memoriae, selezione culturale, negazione, cancellazione, occultamento, oblio di vicende, verità, persone, o intere collettività? Il cinema, soprattutto, non può mancare di intessere la propria precipua forma d’arte con questo compito cruciale. Parola di Tommaso, il recente film di Matteo Vanni, restituisce – al di là della ristretta cerchia della ricerca storica specializzata – all’intera coscienza pubblica la figura di un frate francescano, testimone non solo di intima fede personale, ma anche di tutta la vicenda, religiosa, spirituale, dottrinaria, comunitaria che ha ruotato attorno a San Francesco d’Assisi. Tommaso da Celano, come il Poverello, abbandona gli agi e il potere di una famiglia ricca, per raggiungere il Santo e iniziare con lui a camminare, ossia a predicare e praticare il voto di povertà.

Il regista Vanni si avvale della collaborazione di due sceneggiatori. Uno è Emanuele Imbucci, il quale ha già avuto il merito di restituire anche a un grande personaggio come Michelangelo Buonarroti quell’autentica integrità d’arte testimoniata dal suo mettere in pietra, scolpire il non-finito, l’infinito. Parliamo del documentario Michelangelo – Infinito, da lui realizzato nel 2018, con Enrico Lo Verso nel ruolo dello scultore. Corrado Oddi, l’altro sceneggiatore, ha alle sue spalle una lunga formazione, militanza d’attore, autore e regista teatrale, oltre che importanti interpretazioni in numerosi ruoli televisivi e cinematografici, tra cui quello del preside Gaetano in Un mondo a parte,  diretto da Riccardo Milani nel 2024. In Parola di Tommaso, però, Oddi è soprattutto il protagonista del film, indossando saio, pensiero, opere, patimenti  e onore di Tommaso da Celano.

C’è una seconda trama, ambientata nell’attualità, che scorre parallelamente a quella storica del 1200. Una ricercatrice universitaria e il suo assistente s’imbattono, nel nostro presente, in un documento che attesterebbe la scrittura di una vita inedita scritta sul Santo. Questa seconda trama non è un mero espediente narrativo. Essa, infatti, corrisponde a quel compito che è la struttura stessa del film, ossia l’impegno che esso si assume di restituire la parola, attraverso la sua voce originale, il suo pensiero, la sua scrittura al Beato Tommaso da Celano. È come se quella ricercatrice e quel giovane fossero gli stessi autori del film. E le pagine di quell’inedito testo che essi sfogliano siano le inquadrature, le sequenze, i dialoghi del film che il pubblico sta vedendo.

Pur se non tra i primi seguaci del Santo, l’assiduità di Tommaso con Francesco, le missioni per lui svolte anche in Germania, il regista le sintetizza con inquadrature dei due affiancati, o ripresi leggermente dal basso contro lo sfondo di una chiesa e del cielo. L’erudizione universitaria di Tommaso, inoltre, induce lo stesso Papa Gregorio IX a conferirgli l’incarico ufficiale di redigere una Vita di San Francesco. Cosa che Tommaso è costretto a scrivere non una sola volta, per le polemiche che contro di lui si sollevarono sia in ambito Vaticano, sia in quello francescano. Il nodo è sempre lo stesso: la tenacia di Francesco sul tema della povertà e le relative regole dell’ordine. Tommaso è non solo testimone della parola, ma egli stesso sostenitore della visione comunitaria del Santo. Alla fine delle diverse redazioni, Bonaventura da Bagnoregio stila la sua Legenda Maior, poi approvata nel 1263 come l’unica dogmaticamente riconosciuta dal potere ecclesiastico. Il conseguente ordine è quello di distruggere le precedenti stesure di Fra Tommaso da Celano. Ossia soffocare, cancellare, negare la sua voce. Le due trame che corrono parallele lungo tutto il film non fanno altro che ritessere insieme la povera stoffa di quel saio da frate, con tutto ciò che di autenticamente ricco respirava dentro di esso. Tommaso, infatti, è anche un poeta, autore della sequenza in mirabili versi latini che vanno sotto di Dies irae, Il giorno dell’ira (divina), il testo intonato insieme alle note del Requiem. Il film ci restituisce anche questo frammento luminoso e prezioso, attraverso la scena della scoperta che ne fa una clarissa del monastero in Val de’ Varri, dove Tommaso fu direttore spirituale, avendo scritto nel 1255 anche una Vita di Santa Chiara, Legenda S. Clarae Virginis. Hic, qui, a due passi dalla sua Celano, attorno al 1265, scompare dal lenzuolo sgualcito chiamato realtà. Nunc, ora, tra il Lazio e l’Abruzzo, la Celano di oggi lo fa riapparire sullo schermo di quella verità esistenziale e d’arte chiamata cinema. Almeno così, Silvia Morelli, Presidente del Consiglio Comunale, ha non solo sognato, ma anche battuto il primo ciack, adoperandosi fattivamente fin dall’idea iniziale, perché così fosse.

Parola di Tommaso, 2025, regia di Matteo Vanni. Sceneggiatura Emanuele Imbucci, Corrado Oddi. Fotografia Alessandro Valori. Musiche Pericle Odierna. Scenografia Riccardo Madioni. Costumi Giulia Di Renzo.

Con: Corrado Oddi, Robin Mugnaini, Francesca Cellini, Jacopo Olmo Antinori, Daniele Favilli, Francesco Gifoni, Marcello Sbigoli, Nicolas Zappa  Luca Ferrini, Massimiliano Cutrera, Cristiano Burgio, Eleonora Cappelletti, Valentina Marcanio, Anna Signorini, Mario Salvaderi, Rossella Ambrosini, Francesca Monti, Aldo Innocenti, Francesca Venturini.

Produzione Francesco Bruschettini, Kahuna Film, Dado Production, Regione Abruzzo, Comune di Celano. Durata 122 minuti.

di Riccardo Tavani

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