SalinaDocFest: Jeremy Irons, il suo impegno ambientale, il suo prestigio d’attore
È ormai una specialità del tiro a segno di potere: sparo ad alzo zero e a bruciapelo contro attrici e attori del cinema. Esempi negli States in Italia: Trump contro Robert De Niro, il ministro Giuli contro Geppi Cucciari ed Elio Germano. Trait d’unione: lo sbeffeggiarli come semplici marionette malridotte, comici da strapazzo, stracci consumati per le scarpe sfondate della cultura woke. A guardare qui a Salina il documentario Trashed, per la regia di Candid Brady, ma prodotto e condotto in voce e in immagine da Jeremy Irons, ricaviamo un’impressione completamente diversa di che cosa significa essere oggi grandi interpreti su un set cinematografico o su un palco di un teatro. Nel film, infatti, Irons non sta semplicemente recitando battute scritte di copione, atteggiando di conseguenza le posture facciali e corporali. Risponde a una domanda del pubblico: “Io collaboro sempre con registe, registi che mi scritturano per un film. Per Trashed, invece, anche perché ero produttore, e dunque responsabile di tutte le sue immagini e contenuti, si è trattato di una vera e propria tessitura a due”. Ha aggiunto che la regista ora sta realizzando un altro lavoro, al quale, però, lui non partecipa, proprio perché quell’intesa, quell’intessitura comune già dall’inizio non si è più verificata. È veramemte immane la mole di materiali, di rifiuti veri e propri, tossici e domestici d’ogni tipo, accumulata e raccontata, analizzata per raccontare Trashed. Senza una capacità non meramente attoriale, ma di pensiero, di visione mentale, iconografica e narrativa, un tale materiale non poteva assumere neanche una forma, un ordine, un’intelligenza di senso. Sì, Irons mette tutto il carisma naturale della sua immagine d’attore di prestigio al servizio del film, del suo contenuto di verità. Ma mette mani e piedi e occhi dentro quella variegata melma venefica e intossicata. Il suo tatto, il suo sguardo, la sua voce sono non solo dell’umanità che ne sta subendo le conseguenze, ma direttamente del pianeta violentemente estratto: nella sua aria, nelle sue acque, negli esseri multiformi, viventi o inerti, che le popolano, le intessono, in forma e sostanza di bellezza e meraviglia.
Irons ha più volte ripetuto: “I’m an actor, not an activist”, sono un attore, non un attivista. Ecco mister Trump, signor ministro cos’è un vero, grande attore, in quanto pensiero e capacità artistica. Voi, invece, chi siete, in confronto alla sua statura.
La terza giornata del Fest, dopo la visione di Trashed, il successivo faccia a faccia ravvicinato con Jeremy Irons, si è conclusa con la proiezione al Centro Congressi di Malfa degli ultimi tre documentari in concorso: No More Trouble, di Tommaso Romanelli; Fratelli di culla, di Alessandro Piva; Il cassetto segreto, di Costanza Quatriglio.
Per la quarta giornata gli attesi incontri ravvicinati: con l’affabulatore Ascanio Celestini, e il documentarista Agostino Ferrente.
Foto: Ufficio Stampa Raffaella Spizzichino e Carlo Dutto.
Riccardo Tavani

