La scomparsa di Mauro De Mauro
Palermo, settembre 1970.
Un uomo esce di casa. Quell’uomo è un giornalista. Quell’uomo non tornerà più.
Si chiama Mauro De Mauro, ha cinquant’anni e una vita complicata. Prima il fascismo, la Repubblica di Salò, poi il giornalismo. È un uomo che ha cambiato pelle più volte, ma che alla fine ha trovato il suo posto dietro la scrivania de L’Ora.
E L’Ora non è un giornale qualunque, è uno dei pochi che osa raccontare la mafia, scrivendo nomi e cognomi dei mafiosi con precisione e con coraggio.
La sera del 16 settembre, De Mauro parcheggia la sua BMW davanti al portone di casa, in via delle Magnolie. Scende e fa pochi passi. Forse qualcuno lo chiama. Forse lo sta già aspettando. E poi… sparisce. Così. Senza lasciare traccia.
Ma a Palermo nessuno sparisce nel nulla.
La moglie Elda lo aspetta. Elda Barbieri è del nord, del Pavese. Le figlie si preoccupano specialmente Franca che lo vide mentre parcheggiava la macchina e che nell’attesa che il padre prendesse alcune cose dal sedile, entrò nell’androne per chiamare l’ascensore. Ma notando che tardava uscì di nuovo e lo vide circondato da due o tre persone che lo costrinsero a risalire in macchina con loro. Franca lo vide ripartire, senza dargli uno sguardo. Non è da normale per un padre.
I colleghi del giornale gridano al rapimento. La polizia arriva, cominciano le indagini. La sua auto è ritrovata intatta. Dentro ci sono i suoi occhiali, la sua pipa. Tutto normale. Tutto come se fosse uscito per un attimo. Ma De Mauro non tornerà più.
De Mauro in quei giorni sta lavorando a un’inchiesta delicatissima. Sta collaborando con Francesco Rosi, il regista, per il film Il caso Mattei. E Mattei non è un nome qualsiasi è il presidente dell’ENI, l’Ente nazionale Idrocarburi, Mattei è l’uomo che voleva rompere i monopoli del petrolio internazionale, che cercava accordi diretti con i paesi arabi, che dava fastidio a troppi. Mattei è morto nel 1962 in un incidente aereo che per molti non è mai stato un incidente.
De Mauro deve ricostruire gli ultimi giorni di Mattei in Sicilia. Forse aveva scoperto qualcosa, un dettaglio, una testimonianza, un incontro. Qualcosa che non doveva sapere.
Da quel momento le piste si aumentano. Mafia, servizi segreti, golpe Borghese, petrolio, politica, tutto si intrecci e tutto si confonde. Ogni volta che una verità sembra vicina, scivola via come sabbia.
La polizia lo cerca, gli inquirenti interrogano, ma ogni volta che il cerchio si stringe, qualcun’altro lo allarga. Ogni volta che compare una traccia, viene cancellata. Sembra che intorno alla scomparsa di De Mauro ci sia un muro invisibile. Un muro fatto di silenzi e di paure.
Eppure un nome ritorna sempre, cosa nostra.
E in particolare i Corleonesi, guidati da un giovane capo che si sta facendo largo a colpi di omicidi e tradimenti, Totò Riina.
Secondo i pentiti, De Mauro viene rapito da un commando, portato via e interrogato e forse anche torturato. Volevano sapere cosa avesse scoperto su Mattei e di quali fatti sia venuto conoscenza ma soprattutto chi glieli avesse confidati e quando hanno capito che sapeva troppo, la sentenza è stata immediata. Eliminato e il corpo fatto sparire. Come sempre accade in Sicilia, quando qualcuno deve scomparire davvero.
Gli anni passano e il mistero resta. Si processano boss, si ascoltano collaboratori di giustizia, si aprono inchieste su inchieste ma nessuno paga, non si trova mai un colpevole. Non si trova mai un corpo.
E così, mezzo secolo dopo, resta solo un’ombra. Un giornalista uscito di casa una sera di settembre. Un uomo che ha avuto il coraggio di cercare la verità. Un uomo che è stato inghiottito dal silenzio.
La storia di Mauro De Mauro non è soltanto un delitto di mafia. È il simbolo di un Paese dove la verità, a volte, è più pericolosa delle menzogne.
Un Paese dove un giornalista può scomparire nel nulla, e il nulla restare l’unica risposta.
Eligio Scatolini – Giuliana Sforza

