La voce della memoria

Un grido di protesta contro le sporche guerre che si macchiano di violenze indicibili come il genocidio a Gaza, ma anche la ferma condanna del mondo delle canzonette che “annebbiano” il pensiero critico delle persone. Il ruolo dei cantautori e delle poche cantautrici “come spina nel fianco del conformismo”. Lucia Salfa, Alina Mancuso, accompagnate dalle musiche di Danny Francati, con la regia di Enzo Liberto,sul palco della Biblioteca ex Falegnameria di Gavignano, organizzata dalla Associazione Arte Libera Mente APS, hanno messo in scena “Di disertori e cantastorie”. Il sindaco Ivan Ferrari, presente allo spettacolo, come a quelli precedenti, può essere orgoglioso che il suo paese, Gavignano, rappresenta il luogo di incontro culturalmente più avanzato dei comuni del circondario: libri, letterarura, teatro, musica: liberamente arte.

Con grande sincerità e senza alcun timore di essere “politically incorrect “ Lucia Salfa scompone e ricompone il puzzle degli ultimi cento anni che hanno cambiato il mondo e il nostro paese. Un bagno di sangue, dove il sangue delle idee continua a scorrere copioso, sotto i colpi dei poteri politico – economico – finanziario. Un fiume di sangue, però, inarrestabile, come sono inarrestabili le idee di libertà ed emancipazione che nascono e rinascono da quel sangue.

Il sangue di Victor Jara, di Salvator Allende, di Martin Luther King. Il sangue delle donne uccise dal “troppo amore” di uomini che pensano di poter sottomettere la forza prorompente dell’universo femminile.

Le canzoni di Alina Mancuso, accompagnate dalle note di Danny Francati, entrano nel cuore, aprono porte sopite, scorrono nelle vene come un elisir che rinvigorisce la voglia di lottare per riprenderci gli spazi, ristretti, limitati, cancellati, delle nostre libertà costituzionali, come con il decreto sicurezza.

Lucia affascina, coinvolge il pubblico, rapisce i silenzi, trasmettendo non solo i ricordi, ma la voglia di esserci per esserci ancora. Scompone, Lucia, ricompone,  dà voce alla memoria, con le sue passioni e i suoi valori. L’irritazione per i luoghi comuni ricorrenti e per il pensiero unico. L’uso delle parole, il suo significato più profondo, lasciato ai versi cantautorali che risvegliano le coscienze, donando dignità alle persone, tutti uguali senza distinzione di razza, colore o religione.

Uno spettacolo da vivere, ascoltando il battito del cuore, ma ancor di più sentire l’anima, uscire dal corpo per fondersi con gli altri corpi presenti, e sentirsi un tutt’uno con le parole che escono dalle anime delle interpreti sul palco.

E ricordando “Bufera” di Eugenio Montale, per definire Lucia Salfa “…labbro che riesce, nominando, a creare”. Si ha creare la voce della memoria.

Claudio Caldarelli

 

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