C’è del marcio dentro la Nuvola ogni dicembre: quest’anno di più
Sono anni che i librai indipendenti romani si oppongono alla fiera Più Libri, Più Liberi. Non alla manifestazione in sé, ma alla sua organizzazione da sparvieri del commercio proprio nel mese di dicembre. Ossia, il mese in cui la incombente linea di annegamento economico di vetrine, scaffalature ed esistenze libraie si abbasserebbe leggermente e consentirebbe una vitale boccata d’ossigeno. Al 30%, infatti, è calcolato l’aumento dell’incasso che si verifica esclusivamente nel mese delle feste natalizie per le piccole librerie indipendenti a noi più vicine, anche affettivamente. Incremento che viene ormai quasi tutto vampirescamente sangui-succhiato, proprio dalla decembrina fiera (anche in senso di bestia) in nuvola. La capitale è l’unica città d’Italia in cui si inscena e si porta a compimento tale colpo grosso legalizzato contro le poveracce librerie a permanente rischio di sopravvivenza. Sarà un caso che è aumentata proprio negli ultimi anni la moria per asfissia da polvere e ragnatele nel cassetto vuoto di monete e banconote nelle librerie. E lettori, lettrici che – sacrosantamente – s’indignano per questo, salvo poi riempire la propria bacheca social di selfie prenatalizi proprio dentro la cosiddetta ‘Nuvola di Fuksas’ al quartiere Eur di Roma.
Nel 2021 l’Associazione Librai Italiani (Ali) aveva deciso di non partecipare alla Fiera della Piccola e Media Editoria, proprio a motivo del loro diritto alla sopravvivenza, sulla scorta del quale si chiedeva lo spostamento dell’evento o al mese di novembre, o a quello di gennaio, o a quello di vattelapesca. Appello rimasto senza risposta. Solo nel 2023 si arriva a un accordo. Gli editori italiani accolgono l’istanza dei librai romani, ma chiedono loro due anni di pacienza. ‘Dateci altri due anni’. Nel 2025 la Fiera avrebbe cambiato mese. Allo scoccare dell’anno fatidico le Ali, però, vengono di nuovo impallinate. Senza dare alcuna spiegazione ad alcuno, tantomeno ad Ali, Associazioni Librai Italiani, la fiera decide di continuare a sbranare librescamente dicembre. Non solo nelle favole e nuvole, dunque, la bestia cambia il pelo sullo stomaco ma non il vizio dell’anale sterco del diavolo.
E proprio in questo 2025, poi, si lasciano incistare in pancia una bestia in forma purulenta pustola politica. A una casa nazi-editrice per la prima volta viene concesso il permesso e lo spazio di un proprio stand per liberamente ammorbare tutta la nuvolaglia. Contraddizione significa: dire contro la realtà, la verità. Così che la contraddizione fieristica in questo caso è davvero assordante in modo insopportabile. Ai nostalgici dei tristemente famosi Bücherverbrennungen, ossia roghi hitleriani dei libri del 1933 in Germania, si concede – proprio all’interno di una manifestazione libraria – la possibilità di tornare a bruciare libri. Molte personalità della cultura hanno immediatamente rinunciato alla loro partecipazione già da tempo programmata all’evento. Altre hanno sottilizzato, minimizzato e impartito alla fine la loro benedizione. Quello di cui non tengono conto illuminati accademici come Canfora, Cacciari è che la insopportabile contraddizione di cui sopra non è una cosa che riguarda il passato, ma il presente. È quanto sta accadendo già dal 2021 negli Stati Uniti d’America. Qui sovranisti, suprematisti, razzi-nazisti, religiosi invasati hanno preso la maggioranza in biblioteche scolastiche e pubbliche. E non solo stanno rimuovendo dagli scaffali e mettendo sotto sequestro tutti capolavori saggistici, storici, scientifici, letterari a loro non graditi, ma sono passati a insulti, denunce penali e serie minacce di morte dirette e sui social contro bibliotecari/e o responsabili amministrativi. Non una battaglia da salotto letterario, dunque, ma la lotta per la propria sopravvivenza fisica, oltre che della stessa civiltà. Lo denuncia e lo dimostra in modo estremamente allarmante The Librarians, il documentario diretto da Kim A. Snyder, proiettato anche all’ultima Festa del Cinema di Roma, dove ha scosso profondamente il pubblico presente in sala per l’acuta drammaticità di una vicenda che è già ben oltre i nazi-roghi, perché se il fuoco sui libri è stato sostituito dalla loro rimozione brutale, quello contro le persone fisiche è tutt’ora incombente, e diverse di queste addette alle biblioteche sono già costrette a vivere asserragliate dentro casa.
“C’è del marcio in Danimarca”, dice la guardia reale Marcello nell’Atto I, Scena IV dell’Amleto di Shakespeare quando vede apparire sui bastioni del Castello di Elsinor lo spettro del Re Claudio morto. Ancora di più c’è del marcio in quella nube libraria decembrina, perché si manifesta non uno spettro, ma un che di molto reale, che qualcuno ha molta nostalgia di tornare a far spaventosamente riapparire anche in tutta Europa, seppure sotto le nuove sembianze americane. Ma proprio la viva trincea resistenza opposta in quelle biblioteche contro l’assalto alla libertà di lettura dimostra che non si può e non si deve rinunciare in nessun modo alla denuncia del marcio in fiera e in fieri.
di Riccardo Tavani

