Riforma della giustizia o “legge Gelli”?
Come avevo promesso (a costo di annoiarvi) nello scorso numero di STAMPACRITICA, gli inganni e i pericoli contenuti nella cosiddetta “riforma della giustizia” ci obbligano a tornare sull’argomento.
Come si diceva, gli estensori della legge sostengono di non minacciare l’autonomia della magistratura; tant’è vero, dicono loro, che l’articolo 104 della Costituzione (quello che stabilisce l’autonomia e l’indipendenza della magistratura dagli altri poteri dello Stato) non è stato toccato.
Invece è stato toccato, eccome, nel punto chiave: là dove dice che i componenti “togati” del CSM “sono eletti per due terzi da tutti i magistrati ordinari”. Il punto centrale della apparentemente innocua modificazione sta nella parola “eletti”. Con la nuova legge, infatti, essi saranno sorteggiati, non più eletti. Perché, dicono loro, con il sorteggio si impedisce che si formino delle “correnti”.
Non posso non plaudire a questa bellissima idea. Anzi, se il sorteggio va così bene per il CSM, perché non estenderlo a tutti gli organi dello Stato?
A cominciare dal Parlamento.
Con il sorteggio si otterrebbe l’abbattimento non solo delle correnti politiche, ma anche dei partiti, che si sa quanti danni hanno fatto e continuano a fare per difendere i loro interessi di bottega. Finalmente avremmo un Parlamento libero dagli interessi di parte, e i politici smetterebbero di sentirsi sempre in campagna elettorale. E poi, con quel che costano i partiti, le campagne elettorali e le elezioni, pensate che risparmio per le casse dello Stato!
Poi, in onore al progetto di riforma istituzionale del “premierato” a elezione diretta, tanto caro a FdI, passerei al sorteggio diretto del Presidente del Consiglio: anche qui un bel risparmio, e meno intrallazzi politici! E, giacché ci siamo, il Parlamento potrebbe a sua volta tirare a sorte anche il nome del Presidente della Repubblica.
Ne uscirebbe sicuramente un’Italia più forte e rispettata!
Ma, si potrà obiettare, con il sorteggio viene meno la rappresentanza; se non posso eleggere chi mi rappresenta, che senso avrebbe il Parlamento? Viene meno la base fondante della democrazia!
E già, ma questo vale anche per il CSM: senza elezione, come faccio a parlare di rappresentanza? Ed infatti i Padri Costituenti non erano così scemi da pensare che si può rappresentare qualcuno per sorteggio: hanno previsto le elezioni!
Il sorteggio serve, dunque, a togliere alla magistratura la possibilità di avere una rappresentanza degna di questo nome in seno al CSM e, quindi, serve ad annullare la sua autonomia. Ma anche, di riflesso, a svilirla, direi a ridicolizzarla.
Questa baggianata del sorteggio ha un fine preciso, volutamente perseguito dai nostri riformatori al governo, che è quello di “addomesticare” la magistratura, rendendola meno indipendente; nasconde però un contenuto ideologico di tipo involontariamente e smaccatamente grillino.
Voglio dire che nell’idea del sorteggio è implicita la premessa che “uno vale uno”. Se è vera la premessa, si può sostenere che il sorteggio sia una cosa sensata; ma, se non è vero che uno vale uno, il sorteggio allora è una “boiata pazzesca”, un vero e proprio assassinio della democrazia.
Ma, ch’io sappia, l’ideologia dell’”uno vale uno” è stata sempre il cavallo di battaglia dal movimento pentastellato. E molto mi stupisce che i partiti di destra abbiano adottato un principio così tipico dei 5stelle; ma forse, presi dall’entusiasmo riformatore, non se ne sono accorti.
Per finire, la ciliegina sulla torta della sgangherata riforma è l’Alta Corte disciplinare. Lo confesso, mi sono lambiccato il cervello per capire che motivo avessero di creare un nuovo ente di rilievo costituzionale, per una funzione da sempre svolta dallo stesso CSM, che quindi avrebbe potuto essere attribuita, semplicemente, ai due CSM previsti dalla riforma. In effetti, una Corte disciplinare a sé stante “si presenta come un unicum nel panorama degli ordinamenti di civil law, non trovando riscontro – nella formula prescelta – in altri sistemi giuridici rapportabili alle nostre tradizioni”[1].
In parole povere, nessun Paese civile se ne è mai dotato.
Infatti, la Corte costituirebbe un vero e proprio tribunale speciale per la magistratura ordinaria, dal momento che non esiste per le altre magistrature; ma non basta: non sarà possibile appellarsi alle sue sentenze, se non alla corte medesima. È una situazione in contrasto con i principi generali della Costituzione italiana e con la giurisprudenza europea: “senza alcuna ragione specifica, si prevede una legislazione “speciale” per i soli magistrati ordinari, in un contesto istituzionale in cui operano più giurisdizioni (ordinaria, amministrativa, contabile, militare e tributaria)”, come spiega la già citata relazione dell’Associazione Bachelet.
In sostanza, perché una sola Corte per due carriere così radicalmente separate, e perché una Corte solo per la magistratura ordinaria?
Inoltre, questa Corte è composta in prevalenza da magistrati estratti a sorte, come saranno i due CSM: se si sostiene che il sorteggio dia garanzia di buon funzionamento, allora i nuovi CSM dovrebbero bastare a svolgere la funzione disciplinare; se si teme che, comunque, i magistrati tendano ad assolversi tra di loro, allora anche l’Alta Corte diventa inutile, perché anch’essa è formata prevalentemente da magistrati.
Ma poi, per farla funzionare, è prevista un’ulteriore legge (questa volta ordinaria) che normi il futuro sistema degli illeciti disciplinari: che inutile complicazione!
Una legge che sembra del tutto inutile e superflua, perché ci sono già quasi ottant’anni di giurisprudenza sulla materia: ottant’anni di sentenze disciplinari, basate sulle leggi vigenti.
Allora, a che cosa servono questa Alta Corte e la legge collegata? Ancora una volta a fare “ammuina”, per dissimulare l’obiettivo di limitare l’autonomia della magistratura: perché, se no? Perché tanto risalto a una forma di controllo disciplinare con tante contraddizioni e problemi di legittimità?
Mi sembra, in conclusione, che anche questa parte della pseudo-riforma della giustizia serva per un verso a indebolire ulteriormente l’indipendenza della magistratura, per l’altro a gettare fumo negli occhi degli elettori: “Alta Corte disciplinare” è un nome altisonante per qualcosa di inutile. Sempre così quando si vuole fregare il popolo.
Permettetemi, a questo punto, di fare una breve sinossi delle “criticità” della pseudo-riforma, per non perdere il filo del discorso.
È chiamata “riforma della giustizia”, ma non lo è: si limita a modificare l’assetto della magistratura, senza nessuna ricaduta positiva sui problemi della giustizia, che purtroppo restano invariati.
Si basa su due falsi problemi, entrambi negati dai fatti: il passaggio di carriera e la supposta collusione tra magistrato inquirente e giudicante.
Mette in atto quanto previsto da Licio Gelli nel suo “piano di rinascita democratica”: dove la parola “democratica” ha valore del tutto ironico, viste le frequentazioni eversive del personaggio, già volontario delle Camicie Nere nella guerra civile di Spagna, ufficiale di collegamento tra il governo repubblichino e il Terzo Reich, riconosciuto come mandante e finanziatore della strage di Bologna. La puntualizzazione su Gelli serve a non disgustare Nordio con la “miseria argomentativa” della P2.
Riduce e tendenzialmente annulla l’autonomia della magistratura, ma senza avere il coraggio di dichiararlo, attraverso una modificazione apparentemente innocua dell’articolo 104 della Costituzione: trasformando, cioè, la rappresentanza elettiva nel gioco arbitrario del sorteggio. Soluzione che sarebbe degna di uno Stato biscazziere e che, infatti, non esiste in nessun’altra parte del mondo.
Inventa un’Alta Corte disciplinare, che non esiste in questa forma in nessun Paese civile, per ridurre ulteriormente il valore dell’organo di autogoverno dei magistrati, e sottoporre i magistrati alla minaccia di un tribunale speciale che agirà secondo una legge ancora da scrivere.
Prevede una legge, probabilmente inutile, sulla giurisdizione disciplinare dei magistrati, che nessuno sa che norme conterrà.
Tante sono le incongruenze della riforma e le bugie sciorinate per sostenerla, che non si può non capire che essa nasconde un progetto di scardinamento della Costituzione, ancor più grave se visto in concerto con le altre riforme in corso di attuazione: premierato e autonomia differenziata delle regioni.
A tutto questo ci viene chiesto di dare il nostro assenso con un referendum confermativo.
Una responsabilità da prendere molto sul serio.
di Cesare Pirozzi
[1] Associazione Vittorio Bachelet. L’ALTA CORTE DISCIPLINARE: Pro e contro di una proposta che fa discutere, a cura di Renato Balduzzi e Gianluca Grasso

