La forza distruttiva del male

“Il contrario della forza non è la debolezza. È la ragione. Gli storici diranno del tempo presente che prevalse la forza. L’incultura della violenza, evocata, minacciata, praticata come misura primaria dei rapporti. Una legge primitiva delle relazioni fra comunità, nazioni e Stati”. Rosario Aitala su Avvenire ci spinge ad una riflessione che rimette in discussione ciò a cui eravamo abituati. Niente è più come prima. Il primato della forza delle armi sulla capacità della diplomazia.

La relazione, o meglio, le relazioni tra gli Stati, si basa sulla forza, sulle bombe, sui carri armati, su tutto ciò che è il “Male”. Il Male come pratica quotidiana in grado di sconfiggere l’uso della ragione. Il Male che disumanizza le relazioni tra i popoli, causando dolore, distruzione e odio.

“C’è solo una forza più distruttiva del Male, la propaganda del Male. Giovanni Evangelista, ultimo apostolo, nel libro dell’Apocalisse, racconta le visioni profetiche, divulgando i destini del mondo. Racconta di aver visto una bestia sorgere dal mare (una portaerei ndr) dotata di dieci corna (cannoni ndr) e sette teste (bombardieri ndr). È la tirannia, bestiale, quindi disumana e disumanizzante, che muove guerra ai santi, e vince, che esercita potere su ogni stirpe, popolo, lingua, nazione.

Dalla terra vede quindi salire un’altra bestia che ha due corna e dispone di tutto il potere della prima, che seduce gli abitanti della terra costringendoli ad erigere una statua alla prima bestia e adorarla, pena la condanna a morte, e impone un marchio a tutti: piccoli, grandi, ricchi, poveri, liberi, schiavi. È la propaganda, che omologa l’umanità nell’obbedienza del Male….

C’è una speciale declinazione del Male che è impastata di politica. Sono le atrocità di massa giocate sul corpo e sull’anima dei popoli, per il potere, la terra, le ricchezze. Depravazioni rivoltanti della politica. Stermini, deportazioni, torture, persecuzioni, discriminazioni.

Il contrario della forza non è la debolezza. È la ragione. Gli storici diranno del tempo presente che prevalse la forza. L’incultura della violenza, evocata, minacciata, praticata, sta affermandosi prepotentemente come misura primaria dei rapporti interpersonali, legge primitiva delle relazioni fra comunità, nazioni, Stati e strumento di soluzione delle controversie economiche e politiche. Come cent’anni fa.

Inciviltà e brutalità si estendono al linguaggio, eccitando altra disumana barbarie. Quando le persone sono definite spazzatura, bestie, animali umani, gli innocenti si trovano destinati a terapie di purificazione o radicale eliminazione. Verbi come massacrare, annientare, decimare, usati da chi ha responsabilità pubbliche, evocano distintamente punizioni collettive e rivendicano massacri civili di inermi come azioni virtuose.

Il Male, è la sua forza distruttiva sono superate da una forza più forte, la propaganda del Male che ci fa costruire un monumento al Male, e ce lo fa sostenere e adorare. Fino al punto di proporlo per il Nobel della Pace, sapendo che si è meritato il Nobel del Male.

di Claudio Caldarelli

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