Rumori di guerra

C’è sempre stato un pezzo di guerra nel mondo, da qualche parte.

Dovremmo esserci abituati.

Questa volta, però, sembra essere peggio: la guerra è più vicina, più brutta, più pericolosa.

La Grande Guerra iniziò come una piccola cosa: l’Impero Asburgico voleva punire la Serbia, perché un serbo aveva sparato a Francesco Ferdinando d’Asburgo e sua moglie Sofia. Di alleanza in alleanza, di Paese in Paese, la guerra deflagrò sanguinosa, in tutto il mondo. Fu la prima, orribile, guerra moderna e sconvolse tre continenti.

Mi sembra che ancor oggi non sia irragionevole essere preoccupati. Anche adesso c’è il rischio aggiuntivo dell’incontrollabilità di alcuni fattori: il bullismo e la caratterialità di Trump, il fanatismo religioso degli Ayatollah, la paura di Israele, che si vede assediato da nemici giurati, gli interessi geopolitici di Russia e Cina, gli immensi interessi economici sempre in gioco. Aggiungerei lo scarso spessore di alcuni Capi di Stato e di Governo. Una miscela esplosiva che non sembra autorizzare sentimenti di fiducia e tranquillità.

Purtroppo, non basta la nostra Costituzione a tenerci lontani dalla guerra, perché non ci tiene al riparo da un’eventuale aggressione né dai vincoli internazionali, in base ai quali già altre volte siamo stati coinvolti in operazioni militari.

Fatto sta che la guerra si è avvicinata all’Italia e all’Europa sia dal versante ucraino, sia dal versante medio-orientale. Se già oggi sentiamo le conseguenze economiche delle guerre in corso, nessuno può dirsi al sicuro da eventi più cruenti e distruttivi, come quelli che già hanno tragicamente colpito altre popolazioni.

Ben per questo le guerre non dovrebbero mai essere iniziate. O, le rare volte che non si può farne a meno, le ragioni dovrebbero essere molto chiare e gravi, come quando il mondo dovette difendersi dall’aggressione dell’asse Roma-Berlino-Tokio.

E già: proprio per quella nostra immensa responsabilità fu necessario – oltre che desiderabile – mettere in Costituzione quel famoso articolo 11.

Forse, ogni tanto dovremmo ricordare, riflettere; e qualche volta rileggere: “L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali”. Ma dovrebbero leggerlo e rileggerlo anche Putin, Trump, Netanyahu e tutti gli altri.

Perché può anche sembrare utile aggredire l’Ucraina, Gaza, il Venezuela o l’Iran. Specialmente l’Iran, governato da un’oligarchia integralista, crudele, oppressiva e oscurantista. Può sembrare giusto, almeno dal proprio punto di vista. Ma come dimenticare che le prime vittime sono le popolazioni civili? come fingere di non vedere che le donne iraniane oggi sono sotto la minaccia delle bombe, in aggiunta alla mai cessata – e oggi reiterata – minaccia di repressione violenta di ogni tentativo di ribellione? e che le bambine iraniane, sottomesse fin dalla nascita all’integralismo religioso degli ayatollah, oggi sono state vittime delle bombe americane?

Questo non vuol dire che bisogna arrendersi ai soprusi, o non difendersi dalle aggressioni. Lo stesso articolo 11 non ripudia la guerra come mezzo di difesa talvolta inevitabile, non propugna un pacifismo debole e disarmato.  Chiede solo di non usarla per assoggettare altri popoli né per risolvere controversie internazionali, che sembrano essere proprio le reali motivazioni dei conflitti attuali.

Ma se questo è un principio etico condivisibile, mai come oggi possiamo renderci conto della sua utilità pratica. Quanto più da presso è minacciata la vita, tanto più essa ci appare preziosa. Quanto più è indebolita l’economia, tanto più dovremmo apprezzare l’odierno relativo benessere. Quanto più l’ambiente è sconvolto e deteriorato (e poche cose riescono a farlo meglio delle guerre), tanto più dovremmo sentire la necessità di difenderlo.

Né si deve sottovalutare quanto la guerra imbastardisca la vita civile e i rapporti politici. La sua prima vittima è il senso di umanità, di appartenenza alla stessa specie e allo stesso pianeta. Da quale abisso un Capo di Stato come Trump può dichiararsi “orgoglioso di uccidere”? Ma sarà orgoglioso anche della morte della scolaresca di Minab?

L’altra vittima eccellente è la verità. I siti nucleari iraniani erano stati “obliterati” dai bombardamenti del 2025, ma oggi la guerra è stata giustificata con la necessità di difendersi dal rischio di un attacco atomico da parte dell’Iran. La scuola di Minab è stata colpita da un missile “tomahawk” americano, ma Trump dice “li vendiamo a tutti”, e mente sapendo di mentire.

Se questi pezzi di guerra già fanno grandi danni morali e materiali, ancor più temibile è il rischio che sfocino in un conflitto più grande e cruento. A contrastare tutto questo sono chiamati gli Stati non direttamente coinvolti. Soprattutto quelli che hanno voluto l’Unione Europea con la finalità di costruire un mondo di prosperità e di pace, eliminando primariamente al suo interno i motivi di conflitto tra popoli.

di Cesare Pirozzi

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