La Giornata mondiale dell’acqua diventa anche una questione di genere
Il 22 marzo di ogni anno si celebra la Giornata Mondiale dell’Acqua (World Water Day) istituita dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite nel 1992 a conclusione della Conferenza di Rio sull’ambiente e lo sviluppo, e celebrata ufficialmente nel 1993.
In questa occasione l’Unicef ricorda che ogni giorno circa 1.000 bambini sotto i 5 anni muoiono per acqua e servizi igienico-sanitari non sicuri e che 1,8 miliardi di persone non dispongono ancora di acqua potabile in loco.
La giornata di quest’anno, dedicata al tema “Dove scorre l’acqua, cresce l’uguaglianza”, evidenzia come l’accesso all’acqua sicura e ai servizi igienico-sanitari – spiega l’Unicef in una nota – sia essenziale non solo per la sopravvivenza, ma anche per promuovere l’uguaglianza di genere.
In due famiglie su tre, sono le donne le principali responsabili della raccolta dell’acqua.
In 53 Paesi con dati disponibili, donne e ragazze dedicano complessivamente circa 250 milioni di ore al giorno a questa attività, oltre tre volte più degli uomini e dei ragazzi. Inoltre, 156 milioni di ragazze tra i 10 e i 19 anni non hanno ancora accesso a servizi igienici di base, compromettendo la loro salute, dignità e istruzione.
“Per milioni di ragazze in tutto il mondo, la crisi idrica, non è una questione astratta. È il motivo per cui si svegliano prima dell’alba per raccogliere l’acqua, il motivo per cui perdono la scuola quando hanno le mestruazioni, il motivo per cui la loro sicurezza, la loro salute e il loro futuro sono messi a rischio. Ecco perché la crisi idrica globale è, in fondo, una crisi per i bambini, e soprattutto per le bambine.
Ancora una volta, anche quest’anno si ribadisce quanto già ampiamente detto e cioè che l’acqua e l’uguaglianza di genere sono strettamente legate. L’acqua è il fondamento della salute, dell’istruzione, della nutrizione, della protezione e delle opportunità per ogni bambino. Quando i sistemi idrici falliscono, il progresso fallisce. E sono le bambine a pagare il prezzo più alto”.
“Dove scorre l’acqua cresce l’uguaglianza”. E’ il messaggio lanciato dal Segretario Generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres in occasione della Giornata mondiale dell’acqua, dedicata quest’anno alla sua forza trainante in favore dell’uguaglianza di genere.
Facciamo dunque in modo, che l’acqua e che i suoi benefici si estendano ad ogni comunità nel mondo.
Quando l’accesso all’acqua è insufficiente, sono le donne e le ragazze a pagarne il prezzo più alto, costrette a utilizzare servizi igienici non sicuri, a prendersi cura dei familiari ammalati a causa dell’acqua contaminata e a trascorrere ore ogni giorno a prelevarne da fonti comuni affollate, un compito che costringe molte ragazze a rimanere a casa da scuola.
“Oggi, 2,1 miliardi di persone non hanno ancora accesso all’acqua potabile sicura, mettendo intere comunità a rischio di malattie”, dichiara l’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, Volker Türk.
“Le madri che partoriscono senza acqua potabile – sottolinea – rischiano infezioni mortali per sé stesse e per i loro neonati e centinaia di milioni di donne e ragazze che camminano per ore ogni giorno per andare a prendere l’acqua, sacrificando istruzione, opportunità e mezzi di sussistenza”.
Secondo Turk “dove l’acqua scarseggia, la disuguaglianza si acuisce e coloro che già si trovano in situazioni di vulnerabilità vengono ulteriormente penalizzati. L’acqua è vita. L’acqua è dignità. L’acqua è un diritto umano” ha aggiunto. “Senza interventi decisi – dice ancora – la scarsità d’acqua continuerà ad alimentare l’instabilità e ad ampliare le disuguaglianze”.
È tempo che i governi aumentino gli investimenti e rafforzino i sistemi idrici e igienico-sanitari nazionali e i paesi sviluppati condividano le tecnologie, le competenze e i finanziamenti necessari per costruire infrastrutture idriche e igienico-sanitarie sicure, sostenibili e resilienti. E le donne devono essere presenti al tavolo decisionale per garantire che questi sistemi soddisfino le loro esigenze.
di Stefania Lastoria

