Un compagno che viene da lontano

“Ciò che conta è anzitutto la sincerità e la necessità di ciò che si deve dire. Non bisogna tradirla in nessun modo, e tanto meno tacendo diplomaticamente per partito preso”. Pierpaolo Pasolini su Lettere Luterane, un modo di essere in cui Ernesto Bassignano si è sempre attenuto. Dicendo e scrivendo sempre in modo sincero, anche quando veniva volutamente frainteso.

Ernesto Bassignano è la memoria storica di un percorso politico-musicale che viene da lontano per andare lontano. Attraversa la fine degli anni sessanta, degli anni settanta, ottanta, novanta….fino al duemila e ventisei e oltre, per raccontare, cantare, insegnare e recitare la sua parte, che è parte di tutti noi, che abbiamo conosciuto quel periodo e quelle canzoni. Ma è anche parte di un messaggio rivolto ai millenials, alla generazione Z, alle nuove generazioni che si erano allontanate dalla politica, ma si sono ripresi la politica votando No al referendum per difendere la Costituzione.

Pamela e Daniele, ospitano al Mayda di Monterotondo, Ernesto Bassignano che presenta il suo libro”Mi pare ieri!” ricordi e ritratti di anni irripetibili, tra il pubblico tantissime compagne e compagni di viaggio, di politica, ci condivisione musicale, e di partito, quello che non c’è più: il partito comunista italiano di Togliatti, Longo e Berlinguer. Ernesto, che non ha caso si chiama come il “Che” Guevara, ci emoziona intonando in acustico “Comandante Che Guevara” cantata il coro da un pubblico appassionato e coinvolto.

Ci racconta, Ernesto, delle feste dell’Unità, dei cantautori, dei compagni cantautori, che suonavano alle feste del partito per pochi spiccioli, tra cui Venditti, De Gregori, Dalla, Rino Gaetano, tutti compagni. Suonava alle feste anche Baglioni, non era un compagno, ma cantava belle canzoni.

Tra il pubblico ho notato la presenza di Artù (poi al tavolo con me, Ernesto, Giuseppe, Virginia ed altri) bravissimo cantautore che ha completato e inciso un inedito di Rino Gaetano, ha  suonato al concertone del primo maggio e inciso numerosi dischi.

Ernesto è un fiume in piena, racconta di quando furono arrestati dalla “pula” come lui definisce la polizia, e in questura a liberarli andò Renato Guttuso, inviato dal partito. Ma sono tante, troppe, le vicende che hanno accompagnato il cammino di Bassignano negli ultimi, quasi settant’anni. La storia d’Italia, riscritta da chi l’ha vissuto dentro al rivolta, con un ruolo di primo piano nel partito comunista di Longo e Berlinguer, organizzando il settore della stampa e propaganda, le feste e i concerti. Così, tra un racconto e una canzone il tempo scivola via. Scivola via emozionandoci, quando intona Addio Lugano bella, amata terra mia. Oppure Morti di Reggio Emilia, chiamando per nome uno ad uno: Ovidio Franchi è morto, è morto Afro Tondelli, e poi Marino Serri, Reverberi e Farioli…

Ma, Ernesto, è molto di più di quanto ho scritto, e una memoria vivente di un periodo ancora attuale e chiude la sua serata, qui al Mayda di Monterotondo, di Pamela e Daniele, con quella che definisce la canzone più bella del mondo. Da sempre. Scritta e cantata da un suo caro amico, cuneese come lui: Duilio Del Prete.  La canzone “L’isola” scritta nel ’69, un testo satirico e umoristico sul colonialismo. Racconta di un missionario su un’isola selvaggia dov’è si girava tutti nudi e quando ci si incontrava si faceva zic e zac…poi arrivò il missionario a metterci…gli slip, ci fece lavorare per guadagnare e ci disse che fornicare è peccato.

di Claudio Caldarelli

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