L’architettura musicale delle parole
Che fine ha fatto Lazlotòz? Lazlotòz è tornato. Con la sua musica e le sue parole. Fuori da ogni schema convenzionale. Giorgio Canali incastra sapientemente il suono dentro melodie poetiche, dove la parola diviene la struttura portante di una architettura originale, vera, cruda, ed emozionante. Le forti suggestioni coinvolgono il pubblico dentro un abbraccio virtuale fatto di calore e presenza. Ogni applauso è un tributo ad uno dei più grandi chitarristi e parolieri della nostra epoca.
Al Mayda di Monterotondo, vicino Roma, Pamela e Daniele i proprietari del locale, con questo concerto, fanno del Mayda il vero e unico punto di riferimento del cantautorato. La sala stracolma di appassionati che partecipa, canta, applaude, e, brinda, con Giorgio Canali, ad ogni canzone. In alto i calici per un sorso di eclettismo e lampi di luce che nascono dalle corde della chitarra.
“C’era ancora il sole…venti di guerra…ti regalo un fiore…” tutto inizia così, al Mayda, mentre si compie la storia di un concerto memorabile e irripetibile. E noi ci siamo. Siamo qui, grazie a Pamela e Daniele che hanno creduto al progetto di Giuseppe Bellomo, oggi 26 aprile 2026, mentre risuonano i versi di Giorgio Canali sulla Resistenza, contro il fascismo e i manganelli.
La politica è un elemento continuo nei testi e nella musica, così “architettamente complessa” potente e d’impatto, che rimette al centro i soprusi vissuti dai più deboli. Una visione politica fatta di storia vissuta, di memoria e di impegno collettivo e individuale. La forza d’animo, anarchica e partigiana, resistente e visionaria, incendiaria e passionale.

Giorgio Canali è molto di più di quanto riusciamo a percepire, e, percepiamo tanto. Ma il suo interagire di intimo, interiore, con la realtà sociale di lottare, creano un connubio che scuote le coscienze dal torpore e fa gridare “che cos’è che è andato storto? Ci va bene così?” Oppure ci alziamo in piedi “ora che ci bacia il sole, sembra il sole dell’avvenire…”. Mentre suona, guarda negli occhi, scruta, condivide con la sua espressività. La percezione della rabbia e della passione, amplificata dalle parole che colpiscono direttamente al cuore, quando ci ricorda Marzabotto, i rastrellamenti, Sant’Anna di Stazzema, Portella delle Ginestre, e Tambroni che fa sparare sulla folla. I treni che saltano, la strage di Bologna, Pinelli buttato giù dalla finestra e il G8 di Genova che uccide Carlo Giuliani. Quanta rabbia. Quanta storia spesso dimenticata. Quanta voglia di rivolta e di rivoltarsi. Quanta indignazione in questo continuo cadere giù a pugni chiusi. Ma noi siamo qui, al Mayda, con Giorgio Canali, con Pamela e Danile, a rivivere un momento unico e indelebile, cantando insieme “caro Valerio, non dovevamo fermarci, caro Valerio, caro Valerio…”
di Claudio Caldarelli

