Quelli che… la Festa della Liberazione è divisiva
Da quando questi qua sono al potere, non si riesce più ad avere un 25 Aprile senza fastidiose polemiche e incredibili prese di posizione, anche da parte di alte cariche dello Stato.
Ho ammirato, tuttavia, la grande sensibilità umana e politica di La Russa, che ha dichiarato, con encomiabile spirito bipartisan, di voler rendere omaggio non soltanto ai partigiani, ma anche ai repubblichini che riposano nello stesso cimitero. Parce sepulto, dicevano i Romani.
Non tutti, come lui, avrebbero avuto la forza morale di comprendere che sia le vittime, sia i loro aguzzini sono entrambi esseri umani, al di là delle pur evidenti differenze.
Visto che il nostro presidente del Senato lo considera, come lui stesso ha dichiarato, un gesto di pacificazione, mi permetto di proporlo per il Nobel per la pace. Sicuramente lo merita molto più di Trump.
Peccato che la pacificazione fosse già avvenuta: ci aveva pensato Togliatti nel 1946 con un provvedimento di amnistia ed indulto per i reati compiuti da entrambe le parti. Destò molti malumori, ma l’intento era proprio di pacificare. Forse a La Russa non basta, perché escludeva i reati più gravi? O forse non gli piace perché il provvedimento era a firma di un comunista? Oppure, semplicemente, la pacificazione non è mai abbastanza, visto che ancora si continua col saluto fascista, e allora (tanto per citare un altro proverbio latino) repetita iuvant?
Se per La Russa l’intento è nobile e condivisibile, non riesco a capire l’atteggiamento polemico di tanti altri suoi compagni di partito, che paradossalmente si dichiarano patrioti. Infatti, la ricorrenza del 25 Aprile fu istituita con un decreto che così recitava: «A celebrazione della totale liberazione del territorio italiano, il 25 aprile 1946 è dichiarato festa nazionale.» Questi qua saranno anche patrioti, ma arricciano il naso quando si ricorda la “totale liberazione” del sacro suolo della Patria. Sarà perché complici e sodali dell’invasore erano i loro amichetti della repubblica sociale?
Non a caso, negli anni cinquanta, il MSI portò avanti una campagna politica e di stampa che chiedeva a gran voce l’abolizione della festa. Bella gratitudine, dopo che Togliatti (e con lui l’intero governo dell’epoca) aveva garantito una forse immeritata impunità ai suoi fondatori.
E poiché questi qua spesso l’hanno definita una festa “divisiva”, cioè di sinistra, vorrei riportare alla loro labile memoria che quel decreto istitutivo porta le firme di Alcide De Gasperi e Umberto di Savoia: due note zecche comuniste.
Sì, la Festa della Liberazione è di tutti, ma qualcuno ancora fa finta di non capire.
di Cesare Pirozzi

