Non sente ma si fa sentire ‘dentro’ e vince: Sorda 

La Nueva Ola 2026 – Roma, 10 maggio 2026, Cinema Barberini. Quinta e ultima giornata del Festival del Cine español y latinoamericano. Iniziata il 6 maggio si conclude questa 19a edizione de La Nueva Ola, l’annuale rassegna dell’ultima stagione cinematografica ispano-americana, tradizionalmente presentata in Italia dalla catalana Iris Martin Peralta e dall’argentino Federico Sartori. I due sono anche titolari della ormai affermata casa di distribuzione Exit med!a, la quale propone durante tutto l’anno nelle sale italiane alcuni film del loro Fest, ma anche altri. Si conclude qui a Roma la rassegna, con il tradizionale e anche accresciuto seguito e affetto di pubblico, consistente, secondo un primo calcolo, a circa 2000 spettatori. Inizia ora un tour che copre molte città italiane. Inoltre, fino al 19 maggio, è possibile accedere a una selezione dei film presentati, sulla piattaforma on-line di MYmovies, Canale La Nueva Ola.

Trionfatore di questa edizione è il film Sorda, di Eva Libertad, che affronta il tema della maternità per le donne non udenti, sia che partoriscano bambine/i con la loro stessa disabilità o meno. L’opera è interpretata dalla sorella della regista, la bravissima attrice esordiente, realmente non udente, Miriam Garlo. Vince tre Premi Goya: Migliore Regista Esordiente, Migliore Attrice Esordiente, Migliore Attore Non Protagonista, oltre quelli di Berlino, Malaga, Seattle, Bari, Lux, ossia Parlamento Europeo con pubblico. Il film esce nelle sale italiane il 28 maggio 2026, distribuito da Lucky Red, con il titolo il Silenzio degli altri.

Da critici cinematografici non possiamo non segnalare i due capolavori, uno messicano, l’altro quechua peruviano, La Reserva, e La Hija Cóndor, La Figlia Condor. Quest’ultimo, recitato prevalentemente nell’antica lingua quechua, parlata ancora nell’America Latina da dieci milioni di persone.

Un altro premio è stato assegnato dalla Giuria Giovani al documentario, anch’esso prevalentemente in lingua quechua, Runa Simi, che significa La nostra lingua. Il Premio Futura, assegnato a un progetto da realizzare, è andato a Sin plumas, di Elettra Pierantoni e Marco Borromei.

L’ultima giornata ha offerto al pubblico altre due proiezioni, ognuna accompagnata alla fine dall’offerta di cerveza, birra fredda in bottigliette o la lattine, a secondo dei gusti. Il primo è il documentario Flores para Antonio, di Elena Molina e Isaki Lacuesta. Il film riunisce e monta dinamicamente insieme un nutrito materiale d’archivio del celebre musicista e cantante pop Antonio Flores e dalla sua altrettanto celebre famiglia d’arte, a iniziare dalla madre Lola Flores, cantante, ballerina, attrice, vero e proprio mito spagnolo. La scomparsa di questa il 16 maggio 1995, è seguita a solo quindici giorni da quella del figlio Antonio, che aveva già avuto gravi problemi di tossicodipendenza e depressione. Tutto è rivissuto da testimonianze di altri parenti e amici, e dai ricordi della figlia di Antonio, l’attrice Alba Flores. A lei tutti chiedono di esibirsi in un concerto con le canzoni composte dal padre. Ma i nodi psicologici e di dolore irrisolti dentro di lei, la paralizzano, pur mostrandoci i filmati d’archivio che lei già cantava da bambina quelle canzoni, accompagnata alla chitarra acustica dal padre. Riuscirà a ricantare con lui, ma su un palco?

Il film di chiusura è La Cena, in italiano A cena con il dittatore. Godibilissima commedia fondata però sulla realtà tragica della Guerra Civile Spagnola, a 90 anni dal suo inizio nel 1936, con fine l’anno successivo. Ed è proprio nel contrasto tra il tono comico e la riflessione seria su quella dramma storico ancoro vivo che l’opera funziona, eccome!. A pochi giorni dalla fine del sanguinoso conflitto interno, tutta la Spagna, compresa Madrid, è piena di morti, feriti, prigionieri politici. Uno degli alberghi ristoranti più rinomati della Capitale, l’Hotel Palace, è ancora adibito a ospedale da campo, con tanto di medici, infermiere/i, letti e sala operatoria. Il Caudillo, però, il giorno stesso che lo decide, intima che la sera sia allestito lì un suntuoso banchetto di vittoria per lui e i suoi generali. Ci sono solo poche ore per sgombrare il salone dai ricoverati e attrezzature ospedaliere, e allestirlo per il grande evento. I migliori chef di Madrid, però, sono tutti in galera e prossimi alla fucilazione, perché di izquierda, comunisti o anarchici che siano. Bisogna liberarli il tempo di preparare la cena, e riportarli la mattina successiva davanti il plotone d’esecuzione. Ci vuole anche un’orchestra, ma solo una tutta femminile è disponibile. I fiori? Non se ne trovano a Madrid. Prenderli nelle chiese. Le ostriche? Ricorrere al mercato nero. La schiera di camerieri per servire a tavola? Tutti rigorosamente seguaci idolatri di Franco. Su questi elementi il regista Manuel Gómez Pereira costruisce il più spassoso feuilleton, con equivoci, suspence, colpi di scena, come quello finale davvero sorprendente. Interpretazioni attoriali in grande spolvero, a cominciare da quella di Mario Casas, già visto in Muy Lejos.

Ufficio stampa La Nueva Ola: Francesca Polici – G&P Ltd

Foto: A cena con il dittatore

Riccardo Tavani

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