Maspalomas, il sorprendente queer che manca in Italia
La Nueva Ola 2026 – Roma, 9 maggio 2026, Cinema Barberini. Quarta giornata del Festival del cine español y latinoamericano. In un pomeriggio di repliche, a sera è il Consigliere Culturale dell’Ambasciata di Spagna in Italia, Carlos Tercero Castro, ad annunciare il tema civile del programma cinematografico. Il 9 maggio è la Festa dell’Europa, che celebra la Dichiarazione di Schuman, atto di nascita nel 1950 dell’Unione Europea. Con essa la proclamazione dei valori di libertà e di uguaglianza nei diritti sociali e civili per tutta la cittadinanza. Tra questi diritti sono inclusi quelli delle persone LGTBI+, di cui la Spagna è oggi tra le più avanzate promotrici nel continente e nel mondo. Il prossimo17 maggio, inoltre, è la Giornata contro l’omofobia, la bifobia e transfobia. La Nueva Ola, ormai, sono diversi anni che pone al centro del suo programma tale battaglia.
Per questo alle 19,15 e alle 21,30 c’è stata la proiezione di due film sul tema, entrambi poi seguiti dall’incontro con i due autori. Il primo è Muy Lejos, già proposto il 7 maggio, e di cui abbiamo sinteticamente scritto. Gerard Oms, il regista, spiega che il film nasce da una sua esperienza personale in Olanda e dall’incontro con l’attore Mario Casa. Sergio, il protagonista, rimane intrappolato nella città di Utrecht, dopo aver seguito l’Espanyol, la seconda squadra di calcio del Barcellona. Costretto a trovarsi lavori e alloggi precari, oltre ad aver smarrito i documenti, smarrisce completamente anche sé stesso. Nella sua identità di cittadino europeo, di lavoratore, di maschio eterosessuale. Ma forse proprio di perdersi completamente aveva bisogno, per ritrovare autenticamente sé stesso. Festival di Malaga: Premio Speciale della Giuria, e Migliore attore a Mario Casas.
L’altro film, una vera grande sorpresa per la sala gremita delle 21.30, è stato Maspalomas, ambientato in questa nota località delle Canarie. Vincente, settantasei anni, gay, si è rifugiato là, dopo la rottura del rapporto, durato 25 anni, con il suo partener. Vita di spiaggia e incontri tanto brevi, quanto di contrabbando, occasionali e anonimi. Un ictus improvviso lo costringe a rientrare a San Sebastian, nel Paese Basco. Il film si svolge tutto in lingua basca, a parte qualche minimo brano in spagnolo. Qui è ricoverato in una clinica per affrontare la lunga riabilitazione necessaria. Né agli altri pazienti con cui stringe amicizia, né al personale, né alla psicologa svela il suo orientamento sessuale. Come si dice in Spagna non esce dall’armadio, ossia continua a non fare il coming out, come ha fatto per tutta la vita. Il dialogo con il regista José Mari Coenaga, è andato avanti ben oltre la mezzanotte, interrotto solo per la necessità di chiusura del cinema. Diversi, ma tutti attinenti gli aspetti affrontati, e tutti ruotanti proprio attorno al tema dell’uscita dall’armadio. Situazione, però, che non è solo individuale, o di gruppi di persone, ma ha un suo lato strutturale, di sistema. Per questo il problema ha ancora una sua consisteste dimensione, pur avendo la Spagna fatto decisivi passi avanti. Sarà difficile che in Italia possa arrivare un film così bello, delicato, senza ostentazioni, ma tutto drammaticamente, ma anche ironicamente, comicamente una profonda condizione esistenziale. Sensibilissima la prova d’attore del protagonista José Ramón Soroiz, tanto più che lui nella sua vita reale non è per niente gay. Concha de Plata al Festival di San Sebastian, e Premio Goya 2026, quale Migliore Attore Protagonista. Il dibattito, però, è andato ancora avanti fuori del cinema, aiutato dalla notturna cerveza, birra di chiusura giornata offerta dal Festival.
Domani, domenica 10 maggio, repliche mattutine e pomeridiane. Alle 19 la proclamazione dei vincitori dei vari premi. Segue la proiezioni di Flores para Antonio, e alle 21 di La Cena.
Ufficio Stampa Gargiulo&Polici Communication.
Riccardo Tavani

