Maestre e maestri tra realtà del cinema e della storia

Salina Doc Fest 2026

11 luglio 2026. Ospiti d’onore della quarta e penultima giornata della XX Edizione del SDF, Valeria Golino, Mario Martone, Ippolita di Majo e la regista esule iraniana Raha Shiarazi con il suo documentario A War on Woman, accompagnata dal produttore Marco Serecchia. Quello che lega Valeria Golino, Mario Martone e la sceneggiatrice, anche moglie del regista, Ippolita di Majo è il film del 2025 Fuori, sull’episodio particolare dell’incarcerazione a Roma di Goliarda Sapienza, la grande scrittrice italiana che ne ha lasciato una folgorante testimonianza letteraria nel suo libro del 1983 L’università di Rebibbia. Martone ancora prima di aver scritto la sceneggiatura del film con di Majo, chiama Valeria Golino a interpretare la scrittrice per il grande schermo.

L’attrice ha conosciuto Goliarda quando aveva 18 anni, continuando poi a frequentarla. Soprattutto, però, Golino ha scritto e  diretto una formidabile serie tv del 2025, uscita in due parti anche in sala, L’arte della gioia, un capolavoro letterario pazzescamente irregolare, che ha faticato molto a essere pubblicato. Una prima edizione, con i primi trentanove capitoli, esce in Italia nel 1994 per Stampa Alternativa, la altrettanto irregolare casa editrice fondata da Marcello Baragini. Nel 1998, sempre per Stampa Alternativa, esce l’edizione integrale, ma postuma, perché Goliarda Sapienza è intanto scomparsa da due anni a Gaeta.

Proprio al SDF 2023 Valeria Golino parla di questa serie tv, quindi prima che uscisse, insieme a una delle sceneggiatrice, Francesca Marciano. Personalmente ho visto questa grande opera di Golino innanzitutto sul grande schermo, nelle due parti uscite in sala a maggio e giugno 2024, e sono rimasto letteralmente sbalordito dalla sua maestria registica. Tra l’altro lei dirige e lancia la mirabile protagonista Tecla Insolia, oltre che a tornare a Jasmine Trinca, che aveva già diretto in Miele, 2013, e in Euforia, 2016. Giustamente Golino, tornando a Salina in questi giorni, ha detto che lei ha conosciuto Goliarda Sapienza biblicamente, e che con lei solo una cosa non ha fatto, l’amore fisico, dando voce a una frase che sarebbe molto piaciuta alla scrittrice.

La sera alle 21.30, nella piazza centrale antistante il porto di Santa Marina, è stato proiettato il film di Mario Martone Fuori, su quella breve detenzione di Goliarda nel carcere romano di Rebibbia. Da notare l’ironia del titolo del suo libro L’università di Rebibbia: l’Università di Roma si chiama La Sapienza, ossia ha il cognome della scrittrice, ma per lei quella vera è a Rebibbia, sulla Via Tiburtina verso il Raccordo Anulare. Martone in questo film mostra davvero il tocco del maestro di cinema qual è ormai da tempo. Fotografa il quartiere bene per antonomasia i Parioli – dove Goliarda, pur povera in canna, risiede in quel momento – e l’intera città di Roma, la sua luce, in modo davvero inedito e tale da trasportarci dentro la scena viva di quegli ’80 del secolo scorso, quando Sapienza, per aver rubato dei gioielli in casa di una sua amica, viene arrestata e condotta in galera. Avvalendosi anche del montaggio magistrale di Jacopo Quadri, con il quale prosegua un saldo sodalizio pluriennale, riesce a imprimere un particolare ritmo narrativo alle scene immaginate e scritte con Ippolita di Majo e poi realizzate visivamente nelle riprese. Davvero sorprendente la scena delle tre protagoniste – Valeria Golino, Matilda De Angelis, e la cantante Elodie – chiuse in un disadorno bagno retrostante un negozio di profumi: niente rende meglio il titolo Fuori, perché quella situazione è ancora e sempre il dentro carcerario, dal quale le tre non riescono a liberarsi.

C’è solo da aggiungere una non trascurabile notazione: se Mario Martone merita indubbiamente il titolo di Maestro, tanto più Valeria Golino dovrebbe meritare quello di Maestra. Nel cinema non si usa il titolo al femminile, non si capisce perché si attribuisca solo ai grandi registi e attori. Valeria Golino è entrambe le cose: lo ha mostrato quale regista con L’arte della gioia; e come attrice sarebbe troppo lungo qui elencare lo sterminato elenco dei film interpretati e i premi ricevuti. Basterebbe citare dopo Fuori, il film di Nicolangelo Gelomini La gioia, nel quale dimostra la sua capacità di conferire con una straniante, vertiginosa interpretazione l’intero senso fisico-psicologico e l’assurdità esistenziale di una vicenda realmente accaduta. Ha letteralmente co-diretto e realizzato il film a mezzo maestria attoriale. Da quello che ha detto Mario Martone a Salina, seduto accanto a Valeria Golino, sembra implicito per lui che pure lei sia una Maestra: solo che sarebbe meglio renderlo anche esplicito.

La giornata di sabato 11 luglio, però, ha avuto un’altra grande protagonista e maestra: la regista iraniana esule Raha Shirazi con il suo film documentario del 2025 A War on Woman. Ho avuto personalmente l’onore e il piacere di presentarla e di condurre il dibattito col pubblico per questo film al Cinema Farnese, in Campo de’ Fiori a Roma, insieme a Riccardo Noury, di Amnesty International, e a Maddalena Oliva, vice-direttrice de Il Fatto Quotidiano. Tra l’altro c’è da dire subito che una delle testimoni e sostenitrici principali di questo film è Golshifteh Farahani la meravigliosa attrice iraniana da anni esule a Parigi. Lei è stata madrina d’onore alla VIII Edizione del SDF 2014, dedicata al tema Donne e Mediterraneo. Nel film di Raha Shirazi ci sono altre testimoni cruciali per le battaglie civili e culturali condotte contro la teocrazia dittatoriale iraniana. Tra queste Mahnaz Afkhami, ex Ministra per gli Affari Femminili; Shaparak Shajarizadeh, attivista per i diritti delle donne ed ex prigioniera politica; Masih Alinejad, giornalista, scrittrice e nota attivista per i diritti umani, fondatrice della campagna White Wednesdays.

Non è per niente un caso che tutta l’opposizione al regime abbia fin dall’inizio e mantenga l’impronta femminile, tanto da chiamarsi Donna, Vita, Libertà, grido e slogan di protesta curdo che si alzato in tutto l’Iran dopo l’assassino della polizia morale di Mahsa Amini il 16 settembre 2022. Ancora prima di definirsi istituzionalmente gli ayatollah avevano già eletto le donne come vittime designate del loro potere. Reprimerle, incarcerarle, ammazzarle è parte integrante dell’esercizio, affermazione, proclamazione quotidiana della loro forza, potenza e prepotenza sanguinaria. È stata e continua a essere una vera e propria guerra contro le donne, A War on Woman, come dice il titolo del film. Attraverso una forma squisitamente cinematografica Raha Shirazi conferisce alla denuncia tale cifra esistenzialmente abissale, perché è necessario spezzare proprio tale logica di ogni tipo di potere – lo vediamo in questo momento in atto in molte zone del mondo – dell’elezione di una vittima designata a cui ogni potere ha preventivamente bisogno di ricorrere per erigersi istituzionalmente e costituzionalmente.

di Riccardo Tavani

Foto: Masih Alinejad;

Ippolita di Majo, Mario Martone, Valeria Golino, Ivelise Perniola.

 

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