Tutto quello che resta di te

La storia di una famiglia palestinese che rappresenta l’intera vicenda esistenziale stessa di questo popolo martoriato, massacrato sotto il cielo di Gaza e Cisgiordania. Un film che ti fa non ribollire, ma scatenare uno tsunami di sangue nelle vene. La spirale di annientamento del popolo palestinese e di razzia delle sue terre dalla proclamazione dello Stato di Israele nel 1948 a oggi. Storia di una famiglia palestinese di Jaffa, coltivatori di arance, come tante altre brutalizzata, schiacciata a lasciare la città con la florida piantagione rubata. Tanto da venire condannati alla condizione di perenni stranieri sulla propria terra. La vicenda di tre generazioni di palestinesi dentro la Storia – con la S maiuscola – del Novecento, definito secolo breve, che scaraventa ancora, però, nel nostro presente e ancora per molto, le sue sanguinose e sanguinarie conseguenze, in maniera insopportabilmente lacerante.  Un film necessario, perché svela – soprattutto per le giovani generazioni – le radici della atroce guerra in atto, e le mostra come ferite, non solo mai rimarginate, ma anzi allargate, squarciate a sistema d’eccidio senza fine. La regista è figlia di un rifugiato palestinese e risiede attualmente in Usa. Nel film interpreta anche il ruolo di Hanan, la madre di Noor, il discendente della terza generazione che rimane drammaticamente coinvolto negli scontri dell’Intifada, con conseguenze inaspettate. Da non mancare. Regia: Chieren Dabis. Distribuzione: Officine Ubu. Durata: 145 minuti.

Riccardo Tavani

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