A Palermo cadono aerei in montagna, a Gaza missili a domicilio
Salina Doc Fest 2026
10 luglio 2026.. Alle consuete ore 15, alla Sala Congressi del Comune di Malafa gli ultimi due documentari del Concorso Nazionale Odisse Contemporanee – Isole, Battaglie, Ritorni: Everything Work Out (In the End), di Maximilien Dejoie e La Verità Migliore, di Lorenza Indovina.
Everything Work Out (In the End). Tutto si risolve (alla fine), dice il titolo. Forse per Katelyn Louisi Doty, la protagonista di questo film, che sulle dita della mano sinistra ha tatuato le quattro lettere di Doll, Bambola. Ma questo film racconta di un’odissea interiore disseminata per diverse città americane. Un’odissea multiforme, serpeggiante nell’inquietudine, nell’ombra, se non proprio nell’oscurità di molte coscienze. In Katelyn ha assunto la forma specifica della vicenda qui narrata, ma questa è solo una delle miriadi di mutazioni in atto dentro altri corpi, cervelli, contee, metropoli o città di provincia. Anzi, ognuna di queste odissee fa provincia abissale a sé, e si estende, si espande senza ri-soluzione – senza fine. La protagonista passa da un lavoro da spogliarellista (e non solo), a quello di una casa di riposo di sacerdoti cattolici in pensione. In questa suo personalissimo On the Road, scritto cancellandolo a ogni nuovo capitolo, alla fine anche lei riesce a tornare a casa. Non è riuscita, però, a cancella il diavolo dentro di lei. Ha enigmatici disturbi che non possono che essere attribuiti a possessione demoniaca… Sarà che il film si conclude sulla soglia elettorale dell’era Trump 2.

La Verità Migliore. Forse nel cognome di Lorenza Indovina, la regista del film, c’è già un destino. La presenza di un enigma, non di uno sì complicato, ma in qualche modo risolvibile. No, l’enigma che le è stato riservato, e che bussa alla sua porta a una certa età adulta della sua vita e professione d’attrice, si presenta nella forma dell’impossibilità. Un gruppo di persone si presenta nel suo camerino alla fine di uno spettacolo, ma non per salutarla e complimentarsi con lei, come accade normalmente. Questi uomini e donne fanno parte di un’associazione di parenti delle vittime di un incidente aereo, verificatosi il 5 maggio 1972 sulla Montagna Longa, davanti l’aeroporto Punta Raisi di Palermo. Lei è figlia di Franco Indovina, un cineasta abbastanza famoso al tempo, anche perché aveva lasciato sua moglie Amalia e le due figlie Francesca e Lorenza, per fidanzarsi niente di meno che con Soraya, la ex moglie dello Scia di Persia. Soraya era entrata nel mondo del cinema e aveva recitato insieme ad Alberto Sordi nel film di Franco Indovina del 1965 I tre volti. Al momento dello schianto il regista palermitano aveva quarant’anni e il suo corpo fu rinvenuto completamento carbonizzato. Con lui morirono tutte le altre persone a bordo: 115, compreso l’equipaggio. Lorenza non aveva compiuto ancora i sei anni e sua sorella maggiore Francesca ne aveva nove. Quelle persone si erano riunite insieme e avevano assunto uno dei maggiori esperti in disastri aerei, il professore Rosario Ardito Marretta, per verificare l’ipotesi tremenda ma molto realistica di un attentato, dell’esplosione di un ordigno a bordo che ha fatto perdere al pilota il controllo dell’aereo, portandolo a schiantarsi sulla Montagna Longa. Questo è l’enigma che a un certo punto bussa al camerino di Lorenza, richiamando il significato destinale del suo cognome Indovina. Se già all’epoca le indagini si presentarono irte di difficoltà e con aspetti anche inquietanti, a distanza di più di mezzo secolo tutto è elevato alla decima potenza. Il film restituisce efficacemente lo sconvolgimento della vita dell’attrice che si inabissa totalmente nell’enigma, coprendo le pareti, il pavimento, il letto di giornali, foto, che fanno risalire in superficie anche la verità affettiva, una vera e proria Atlantide sommersa dalla morte di suo padre.
Il pomeriggio e la sera, però, sono interamente nel nome di Gaza, con Sepideh Farsi, la regista iraniana esule a Parigi, e il suo film documentario che ha sconvolto il mondo Put Your Soul On Your Hand and Walk. Il primo appuntamento è alle 18 al Porticciolo Turistico di Santa Marina, la regista è intervistata da Cristina Piccino, critica cinematografica de Il Manifesto, con la traduzione di Antonio Pezzuto, responsabile della programmazione di SDF. La sera nella piazza antistante il porto di Santa Marina, Alessio Accardo, direttore di Farique du Cinema, introduce la serata che prevede la consegna a Sepideh del Premio Irritec, con un suo saluto al pubblico e la presentazione, con successiva proiezione del film.
Put Your Soul On Your Hand and Walk. La regista tenta più volte di entrare dall’Egitto in Palestina, ma è sempre respinta a Rafah dal rigido blocco israeliano permanentemente in atto. Allora si mette in contatto telefonico con diverse persone residenti a Gaza. Tra queste la fotoreporter e blogger Fatima Hassouna, con la quale realizza delle video chiamate periodiche. A volte si sentono bombardamenti in corso sulla città e lei stessa ne fa la cronaca in diretta, dando conto di tutte le altre drammatiche circostanze intorno. Racconta anche della sua casa, dei suoi parenti, delle piccole cose di tutti i giorni. La cosa che ci avvince e allo stesso ci dilania dentro è che lei lo fa sempre con un sorriso aperto, autentico sul suo volto bellissimo, incorniciato dallo hijab che le avvolge i capelli. Vuole mostrare la bellezza, il sorriso di un intero popolo, nonostante l’atroce tragedia, sterminio che gli è inflitto. Si può bombardare la bellezza, prendere a lanci di missili il sorriso, la gioia, la gloria interiore di una persona, della gente da cui origina e di cui lei è testimone? Chi lo fa non si rende conto dell’orrenda voragine di infamia e pianto che sta scavando dentro sé stesso e la propria realtà.
di Riccardo Tavani
Foto: da La Verità Migliore;
La regista Sepideh Farsi
con Cristina Piccino e Antonio Pezzuto.

