Due sorelle in Sicilia, tre fratelli in Brasile, Nino D’Angelo a Napoli
Salina Doc Fest 2026
9 luglio 2026. Dopo l’abbrivio della prima giornata il SDF è già a velocità massima. La seconda giornata inizia al Caffè Letterario Rapa Nui di Santa Marina con Irene Bignardi e il suo libro Ogni prigione è un’isola, Mondadori 2024. L’incontro condotto da Giovanna Taviani ha visto la partecipazione di Maria Grazia Gianpiccolo, direttrice del Casa di Reclusione dell’isola di Gorgona e dell’artista Tommaso Spazzini Villa, autore di Autoritratti, Quodlibet 2024, un progetto che ha coinvolto trecento sessantuno detenuti chiamati a misurarsi con la propria autorappresentazione attraverso le pagine dell’Odissea omerica. Il tema delle carceri rimane una delle piaghe più dolorose, scandalose in Italia, nonostante i ripetuti richiami, le diverse condanne della Comunità Europea sul problema del sovraffollamento, delle condizioni igieniche e abitative, del trattamento dei detenuti, a fronte anche dei numerosi episodi di pestaggi brutali emersi negli ultimi anni. Episodi che oscurano le tante iniziative di chi quotidianamente si opera, proprio attraverso la cultura, il teatro, la scrittura, ma anche lo sport e altro, per realizzare quel principio costituzionale del tempo carcerario quale tempo del recupero civile delle persone private della libertà personale.

Alle 15 l’appuntamento con due dei film in concorso al Centro Congressi di Malfa: Claudia fa brutti sogni, di Eleonora Sardo e Marco Zenoni e I Fratelli Segreto, di Federico Ferrone e Michele Manzolini.
Claudia fa brutti sogni. Eleonora Sardo, regista del film, propone a sua sorella Claudia di trascorrere una settimana insieme camminando sui sentieri siciliani della Magna Via Francigena. I caratteri, le personalità, i percorsi esistenziali delle due sorelle – come afferma la loro stessa madre – non potrebbero essere più opposti. E tale opposizione si manifesta immediatamente, drammaticamente nella fatica quotidiana del camminamento. Dopo i primi cinque chilometri Claudia scaraventa via lo zaino, inveisce contro la sorella, telefona ai genitori a Catania per farsi venire a riprendere con l’auto. Eleonora la calma, pazientemente la rimette in carreggiata, sul percorso stabilito, ma la scena si ripete ancora più esasperata la tappa successiva. Emerge il vissuto di Claudia, la sua tossicodipendenza, la sua permanenza di cura presso la comunità di San Patrignano, ma anche il suo aborto a Londra, la sua permanenza lavorativa in Germania. Questo essere così drasticamente ravvicinate ma lontane, sole senza nessun altro tra loro, faccia a faccia in luoghi isolati; questo ritrovarsi spazio-temporalmente costrette insieme dentro la stessa inquadratura, lo stesso primo piano, mostra la consistenza della loro inseparabilità, unicità. Come fossero una stessa persona agita al proprio interno da pulsioni divergenti, dilanianti. Come i due cavalli contrastanti, uno bianco, uno nero, descritti da Platone nel mito dell’anima delFedro. E questo lo mostrano già le immagini di repertorio nei filmini casalinghi di loro due bambine. Come dare allora a questo caos permanente, irriducibile una forma? Fare un film è in sé stesso cercare la via di conferire forma d’arte a una materia che si presenta sparsa, irrelata, inconciliabile. E proprio quanto riescono a fare l’autrice e l’autore del film: trovare e rispettare alla fine il diverso modo del loro camminare anche lontane, ma pur sempre intimamente, inseparabilmente vicine.
I Fratelli Segreto. Pasquale e Gaetano Segreto, originari del Cilento e della miseria di fine ’800, neanche maggiorenni s’imbarcano su un piroscafo che salpa da Genova in cerca di fortuna in Brasile. E in pochi anni diventano i re del divertimento, dell’intrattenimento, del teatro a Rio de Janeiro. Allora chiamano anche il terzo fratello più piccolo Alfonso, che si narra sbarchi con una delle prime cineprese a quel tempo disponibili, realizzando poi il primo film del cinema brasiliano. In realtà il film è un cosiddetto Found Footage, ossia il riutilizzo di immagini d’archivio in un contesto diverso da quello nel quale e per il quale furono originario realizzate. È un tipo di narrazione cinematografica sempre più in uso in tutto il mondo, proprio per la sovrabbondanza ormai incontenibile dei materiali stipati nei chilometri lineari di scaffalature. Materiali di ottimo pregio, perché allora chi prendeva una cinepresa in mano doveva prima conoscere il mestiere, la grammatica minima del cinema. Come dimostrano le immagini qui utilizzate, proveniente da archivi non solo brasiliani, ma anche internazionali. Reciprocamente I Fratelli Segreto e queste immagini diventano il pretesto le une degli altri per uscire fuori dalla polvere degli archivi storici e tornare alla luce di una nuova odissea narrativa nel tempo presente e futuro.
Alle ore 18 l’appuntamento al giardino dell’Hotel Ravesi. Insieme a Irene Bignardi, ospite è Nicolò Ammanniti con il suo ultimo romanzo Il custode, Einaudi 2026. Una vera e propria pluri Odissea letteraria e mitico-realistica. Dal bagno di un’angusta casa siciliana che custodisce un segreto inaudito e segna il destino imprigionato dell’adolescente Nilo, a un suo innamoramento assurdo, paradossale che può svegliare il vulcano della libertà in lui. Ammanniti afferma che il racconto mitologico della Grecia antica, che permea la stessa storia della Sicilia non può, non deve essere cancellato, occultato, perché esso continua a pulsare comunque in noi sotto la pelle viva del presente.
Alle 22 nella piazza centrale vicini al porto di Santa Marina il concerto della folksinger siciliana, trapiantata e musicalmente attiva in Germania, Etta Scollo. Concerto dedicato a Rosa Balistresi, la grande voce poetico-musicale della Sicilia, che ha ispirato e continua a ispirare note, versi, racconti e anche cinema di oggi. Etta Scollo è una delle sue più sensibili interpreti. Non solo da esecutrice, ma da etnomusicologa ha studiato a fondo il suo repertorio, oltre che conoscere fin nei minimi dettagli la sua intera vicenda biografica. La resa sul palco, come stadera, della sua voce e della sua chitarra, non ha uguali. Pur avendola ascoltata altre volte cantare Balistreri, si resta sempre sorpresi, meravigliati per ogni sua nuova riproposizione. Lo scorso anno Etta Scollo ha inciso in Germania il disco Nirgendland, un omaggio alla poetessa Mascha Kaléko, che è anche un progetto itinerante di concerti e reading, accompagnato da una vasta eco di pubblico e di critica.
La lunga seconda giornata si conclude con due film, entrambi a sfondo musicale. Il primo, proiettato nella piazza di Santa Marina, è Nino, 18 giorni, del 2025 di Toni D’Angelo, figlio del celebre cantante e musicista napoletano, dedicato a suo padre. Il secondo, proiettato a Palazzo Marchetti Cinema, Passione, 2010 di John Turtuturro, è dedicato alla canzone napoletana. Il film fu proposto a Turturro dai produttori Roberto Cicutto e Carlo Macchitella dopo il suo appezzato musical del 2005 Romance&Cigaretts. Quando il film esce è subito un inaspettato e grande successo. Rivederlo o vederlo per la prima volta resta sempre un sorprendente piacere.
Il film su Nino D’Angelo, il cui vero nome è Gaetano, esordisce con il cantante che è colto ancora in pigiama nella sua più banale quotidianità attuale. Insieme al figlio Toni sale in macchina per tornare nella quartiere periferico napoletano dove tutto è iniziato, San Pietro a Patierno. Poi si intrecciano concerti anche recenti di Nino, con immagini di repertorio dei suoi inizi, del suo esordio con Mario Merola nella sceneggiata napoletana, del suo innamoramento per la moglie Annamaria Gallo, il suo parto ad appena quindici anni, la tradizionale fuitina, il matrimonio riparatore, la nascita di Toni. Man mano il racconto sale in intensità narrativa, emotiva, cinematografica, toccando i punti di crisi e di svolta nella vita di D’Angelo, coma la fuga da Napoli e il trasferimento a Roma, per le concrete minacce di estorsione, rapimento e morte ricevute da parte della camorra. Soprattutto, però, sono ricordate le cadute in depressione e la rinascita artistica, il riconoscimento anche della critica colta, il conferimento del David Donatello per la musica da lui composta per film del 1997 Tano da morire, di Roberta Torre. L’incontro con altri grandi cantanti e musicisti, in primo luogo con Miles Davis, lo consacrano definitivamente nell’Olimpo musicale. Nel film, però, lui rimane sempre nella semplicità limpida delle sue origini periferiche, quel Gaetano persona, padre, e non Nino divo, che ha aspettato – perché impegnato in una tournée in Sicilia – 18 giorni per conoscere suo figlio appena nato. Una distanza che e Toni D’angelo, oggi regista e sceneggiatore, si è portato dietro tutta la vita, ed è riuscito a colmare solo oggi, e proprio con questo film.
di Riccardo Tavani
Foto: Claudia ha brutti sogni;
Etta Scollo in concerto.

