Gran finale con i premi e il segno-sogno grafico di Milo Manara
Salina Doc Fest 2026
12 luglio 2026. La proclamazione dei tre documentari vincitori del XX Concorso SDF avviene la sera sul palco montato nella piazza antistante il porto di Santa Marina. Questi titoli, autrici-autori, premio assegnato. Premio G. B. Palumbo Editore al Miglior Documentario: Every Thing Works Out (In the End), di Maximilien Dejoie; Premio 9Dots al Miglior Montaggio: La Verità Migliore, di Lorenza Indovina, montatrice Irene Vecchio; Premio Signum del Pubblico: Lo spazio vuoto, di Alberto Ceresoli e Stefano P. Testa. Ricordiamo che la Giuria Ufficiale era formata da Irene Bignardi, Marco Müller, Cristina Piccino. Per quanto riguarda contenuto e sintetico giudizio su questi tre film non possiamo che rimandare ai precedenti articoli scritti per ogni singola giornata delle cinque in cui si è articolato il festival.
L’ultima giornata del Fest, però, è tutta all’insegna, nel segno, nel disegno e anche nel sogno grafico di Milo Manara, tra i più grandi fumettisti italiani, insieme a Hugo Pratt, che è stato inizialmente suo maestro, poi fratello maggiore, poi semplicemente coautore in tante avventure di matita, colori, dialoghi e didascalie. Anche nel sogno, perché i suoi racconti, le sue tavole sono vere e proprie visioni oniriche, profetiche, poetiche. Ricordiamo che Manare è anche l’autore del manifesto di questo SDF 2026. Una tavola ispirata alle tante della sua Odissea a fumetti per ragazzi. Ha detto a Salina che nell’opera omerica c’è tutto, ossia è davvero un’enciclopedia poetica e sapienziale che resta al fondamento della nostra civiltà. La sua visione dell’Odissea è particolare, perché non la racconta Ulisse, ma Telemaco, suo figlio, proprio perché voleva ci fosse lo sguardo, l’inquietudine di vita per l’attesa, la formazione per il domani di ragazze e ragazzi cui si rivolge. Ha anche disegnato, sul momento, alcune tavole, dedicandole e donandole a Giovanna Taviani, perché anche lei resta una ragazza con l’ansia di navigazione nella modalità del suo perenne approdar salpando.

L’attinenza di Milo Manara al cinema è rilevante. Non solo i suoi diversi personaggi con il volto di nostre attrici e attori, i tanti fumetti ispirati ai film, e i manifesti cinematografici con la sua firma, un paio di fumetti scritti per lui da Pedro Almodovar, e collaborazione con Alejandro Jodorowsky. C’è l’amicizia e il lungo sodalizio artistico con Federico Fellini, tanto che il regista appare in molte sue tavole. A far data dal luglio 1989, la rivista Corto Maltese, pubblica a puntate un fumetto tratto dal soggetto di Viaggio a Tulum, un film che Fellini non era riuscito a realizzare. E successivamente, sul Grifo, il fumetto Il viaggio di G. Mastorna, detto Fernet, tratto dalla sceneggiatura già completata del film che è rimasta per Fellini la vera dolorosa spina piantata per tutta la vita nel suo cuore per la mancata realizzazione. Il grande regista vede nel linguaggio grafico, nel montaggio ritmico delle tavole del fumettista un’espressione vicina al suo cinema. Manara è anche il disegnatore dell’erotismo più raffinatamente conturbante; il suo fumetto Il gioco, del 1982, ha fatto il giro del mondo, tanto che ha avuto altri tre seguiti. Il suo non è mai stato, però, un erotismo fine a sé stesso, meramente estetico-commerciale. Attraverso quella bellezza femminile, lui ha raccontato anche il coraggio di tante donne nello smascheramento del bigottismo censorio, del suo risvolto pornografico, dell’ipocrisia e dei tabù patriarcali.
Gli appuntamenti con Manara sono stati: quello della mattina al Rapa Nui, il caffè letterario di Santa Marina, in un appassionante incontro con il pubblico moderato da Antonio Pezzuto; il pomeriggio alle 15, al Centro Congressi del Comune di Malfa, per la proiezione del documentario Manara, 2025 di Valentina Zanella, con Vincenzo Mollica, Paolo Conte, Nicola Piovani, Elodie, Tanino Liberatore, Frank Miller, Mario Gomboli e molte/i altre/i. La sera, inoltre, Milo Manara è stato insignito del Premio Howden, consegnato da Emiliano Giordano, nella cerimonia di chiusura condotta da Alessio Accardo, direttore di Fabrique du Cinema.
Film documentario finale La Quinta Stagione, 2025, di Giuseppe Carrieri, da un’idea di Paola Valeria Jovinelli, con la voce narrante di Isabella Ragonese. La quinta stagione è quella che non si dà nei calendari, ma essa la inventano, ricorrendovi, cinque prestigiose cuoche in quel tempo laterale interiore, senza il quale è impossibile immaginare prima, pensare poi, sperimentare la realizzazione dei propri piatti. Esse sono Caterina Ceraudo, Martina Caruso, Valeria Piccini, Antonia Klugmann e Cristina Bowerman. Il film è stato presentato all’ultima mostra di Venezia. Inutile dire che una delle cinque, Martina Caruso, è chef stellata dell’Hotel Signum, figlia di Michele Caruso e Clara Rametta, compianta ex sindaca di Malfa e co-fondatrice del Salina Doc Fest. Ogni edizione chef Martina, e anche quest’anno, ha cucinato per gli ospiti del Fest, essendone tra le principali sostenitrici, insieme al fratello Luca Caruso.
Questa XX Edizione è stata un altro indubbio successo per pubblico e qualità proposta, niente affatto scontato, anzi, di Giovanna Taviani, con Giulia Giuffrè, Antonio Pezzuto, Paola Cassanno, Ivelise Perniola, Gaetano Calà e diverse altre persone tutte in elenco sui siti del SDF. I festival non possono limitarsi a essere mere rassegne, per quanto prestigiose: se non seminano civiltà sono visioni sgretolate da Crono.
di Riccardo Tavani
Foto: Tavola di Milo Manara;
Inquadratura del vincitore Premio Miglior Film.

