Tra memoria, arte e speranza: Andrea Baldoffei porta sul palco la storia di Matteotti

Un’opera intensa, necessaria e profondamente contemporanea”. Così viene descritto Il Corpo di Matteotti, fresco di riconoscimento come Migliore Spettacolo al Roma Fringe Festival 2026. L’opera teatrale, testo e regia di Andrea Baldoffei, porta in scena due corpi, quello della vittima, Giacomo Matteotti, e quello dell’assassino, lo squadrista Amleto Poveromo, in dialogo tra loro, in fuga e allo stesso tempo in ricerca reciproca, all’interno di uno spazio fisico che è frutto di un lavoro artistico e narrativo complesso e articolato.

Lo spettacolo è liberamente tratto dall’omonimo libro di Italo Arcuri ed è proprio nella sua lettura che risiede il primo nucleo dell’idea di Andrea Baldoffei: “Quello che mi interessava era il titolo, il corpo, l’idea di peso da sostenere, quindi qualcosa di fisico, di concreto – racconta l’attore e regista a Stampa Critica – ho iniziato a scrivere nel 2021, durante il Covid-19, approfittando del periodo di clausura, tra letture, spunti, approfondimenti. Perché il testo è l’apice di un lavoro pregresso di studio e di comprensione di quello che volevo raccontare”.

Le prime prove nel 2023, grazie alla vittoria del bando Siae “Per chi crea” e Inventaria Under35, e un percorso che guarda al dialogo tra linguaggi artistici, tra teatro, danza e musica. “Con Alessandro Giannone, con il quale ho collaborato anche per Memme Bevilatte salvata da Teresa, abbiamo creato delle distorsioni sonore che raccontano la destabilizzazione dello squadrista. Con Riccardo Milani invece abbiamo iniziato con l’improvvisazione, cercando di creare relazione tra il corpo vivo e il corpo morto, cercando di capire come raccontare a livello drammaturgico lo spazio. Poi è arrivato il lavoro sul verso, la ricerca della parola, che poi si rivela vuota, perché lo squadrista spera ma non riesce a parlare”. Poveromo, costretto dai suoi compagni a seppellire il corpo perché non abbastanza bravo come fascista, non abbastanza cattivo, spietato durante l’aggressione, a un certo punto sembra pentirsi. Vorrebbe scappare, vorrebbe denunciare. Ma non ci riesce.

Ed è proprio questa prospettiva, inedita, a parlare al presente. La voce dello squadrista è la voce di chi, oggi, segue la pancia senza ragionare, segue la rabbia del momento, il dire comune. “Lo spettacolo non offre risposte, ma abita domande insieme agli spettatori – continua Andrea Baldoffei – e facendo lo spettacolo mi accorgo che ha una valenza educativa, quella di parlare alle giovani generazioni e promuovere un approccio basato sull’emotività, sulla sensibilità, sulla comprensione, a fronte di una mentalità cameratesca che esiste solo in virtù di essere contro qualcuno”. Il Corpo di Matteotti porta in scena una speranza, un nuovo spiraglio nella storia così come la conosciamo: la possibilità di educare ogni individuo, di prendere consapevolezza, di capire i propri sbagli e da lì ripartire.

Una speranza che adesso farà il giro d’Italia, con un tour nazionale dalla Lombardia alla Sicilia, passando per la Campania, la Calabria, la Toscana. Tra poco, invece, l’opera arriverà al Civita Festival di Civita Castellana. E poi continuerà il suo cammino. Un cammino che mette le radici nella memoria di Giacomo Matteotti e nel ricordo della malvagità del fascismo, per parlare al presente e soprattutto al futuro. Con uno sguardo nuovo, uno sguardo che dona speranza.

Lamberto Rinaldi

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