Oggi io non lavoro

Oggi non mi sveglierò presto, non prenderò il treno e non oblitererò alcun biglietto. Non staccherò all’una per andare a mangiare e staccare il cervello per un’ora, magari anche un’ora e mezza. Non ci sarà alcun mal di testa o mal di schiena, neppure la più disparata rottura di scatole.

Oggi io non lavoro… ed è una mia scelta.

Ma non sono il solo.

Oggi, anche Satnam Singh non lavorerà. Non potrà andare a lavoro perché dopo che il suo braccio è stato strappato dall’avvolgi-plastica a rullo trainato da un trattore, il suo datore di lavoro, lo ha scaricato, come si usa fare con gli attrezzi deteriorati, di fronte a casa sua, lasciandolo morente, tra le braccia della moglie.

Neanche Vincenzo Franchina, Mario Pisani, Pavel Petronel Tanase, Adriano Scandellari, Paolo Casiraghi, Alessandro D’Andrea e Vincenzo Garzillo, andranno a lavoro oggi. Ad essere precisi sono 73 giorni che non lavorano. Sono tutti e sette, morti da 73 giorni, rimasti coinvolti nell’esplosione avvenuta nella centrale idroelettrica dell’Enel. Non hanno fatto in tempo a rivedere nemmeno la luce, dal momento in cui si trovavano 9 piani sotto terra.

Tuttavia ce ne sono più del previsto, perché anche Luigi Coclite, Mohamed Toukabri, Mohamed El Ferhane, Taoufik Haidar e Bouzekri Rachimi, non hanno lavorato per ben 125 giorni, in seguito al crollo di uno dei piloni portanti di quella che sarebbe stata e molto probabilmente sarà la nuova Esselunga.

Sarebbe complicato elencare tutti i nomi, quindi, purtroppo ricorrerò a dei numeri, dei dati: solo nei primi quattro mesi del 2024, ci sono stati 350 morti sul lavoro. Quasi tre morti al giorno.

Ormai è ridicolo, oltre che riduttivo, sentir parlare di campanelli d’allarme. I campanelli d’allarme, se li sono giocati dal primo giorno del nuovo anno. Sono ormai decenni che le più valide norme di sicurezza, non vengono rispettate.

La figura del lavoratore, di un certo tipo di lavoratore, ormai è quella di schiavo, addetto alla totale

soddisfazione del proprio capo. Questo fenomeno ha un termine preciso: “caporalato”.

Sono anni che va avanti, mietendo vittime, eppure sembra che fermarlo sia più difficile del previsto. Questo è ciò che viene da pensare, perché lo Stato sicuramente sta portando avanti la lotta contro lo sfruttamento del lavoro e l’irregolarità, sarebbe follia, qualunque altro movimento che non sia questo.

Invece i vertici dello Stato non la pensano allo steso modo. Pochi giorni dopo la Strage di Firenze, è arrivato un “No” secco, da parte del Ministro della Giustizia, alla richiesta di introdurre il reato di omicidio sul lavoro

Questo è uno stato complice. Complice delle Stragi che avvengono, ogni giorno, in tutta Italia. Complice degli aguzzini, che sfruttano la manodopera, soprattutto dei migranti. Complice dei morti che ci sono stati, ma anche di quelli che ci saranno, che non tarderanno ad arrivare.

I diritti e la sicurezza, non sono prerogative del lavoro, sembrano quasi dei capricci da parte di chi mette a rischio la propria vita ogni giorno. E non perché va in guerra, ma rischia la propria vita semplicemente perché si trova sul posto di lavoro. E nel 2024, questa è una cosa inammissibile.

Oggi io non andrò a lavoro, per mia scelta, perché ne ho il diritto e mi viene riconosciuto.

A tutte le vittime, che non sono morte, bensì uccise dal proprio lavoro, non solo non li è stato riconosciuto questo, come molti altri diritti.

Non li verrà mai riconosciuto il diritto di poter andare via dal cantiere, impalcatura o centrale, dove sono stati seppelliti; di lasciare le terre che si sono macchiate di sangue innocente.

Luca Baldi

Print Friendly, PDF & Email