Salario artificiale di guerra
Soldato, da soldo, ossia la paga dell’uomo o della donna in armi per conto dello Stato, o – in tono più altisonante – della Patria. Il tema torna d’attualità dopo che il Ministro della Difesa ha avanzato la proposta di introdurre la leva militare volontaria, dopo che in Italia è stata sospesa nel 2005 quella obbligatoria. Ne abbiamo parlato in un recente articolo, ma ci torniamo per ulteriori aspetti d’attualità. Sale sempre più discretamente il ritmo tamburi e la danza propagandistica per cominciare a prospettare e motivare i giovani a farsi militi in armi per la difesa dei confini patriottici europei. Questo a causa dell’invasione russa dell’Ucraina e del protrarsi di quella guerra, cui l’Europa partecipa già indirettamente con un massiccio sostegno economico e politico, manifestando, però, la volontà di entrar direttamente nel conflitto anche con l’invio di truppe a favore dell’esercito ucraino. Il presidente francese Macron lo ha dichiarato esplicitamente, e dopo di lui anche altri leader gli hanno fatto consonante eco.
Un altro fattore, di tipo economico-sociale ormai strutturale, si aggiunge però a questo. Parliamo dello sviluppo sempre più travolgente delle tecnologie e dei vari sistemi di Intelligenza Artificiale, che tra le altre diverse conseguenze recheranno anche quella di una gigantesca, epocale moria di posti di lavoro in tutto il mondo. La stime corrono impazzite sui pallottolieri digitali di tutte le agenzie di calcolo planetarie. Si dice che a fronte di una mezza miliardata di posti perduti, se ne creeranno di nuovissimi, inediti, con un saldo positivo di almeno una ottantina di milioni. Ma i diagrammi, le percentuali, la scomposizione analitica delle cifre riverberano uno scenario dinamicamente contorto. Si stima che l’automazione tecno-art-intellettiva dei lavori spazzerà via soprattutto una larga fascia intermedia per titoli di studio e condizione sociale. I picchi alti e quelli più fisicamente ancora utili, servili non solo si salvano, ma aumentano percentualmente in quantità. Ecco, dunque, che si fa più concretamente proponibile l’alternativa e la propaganda per un impiego lavorativo in armi con annesso percepimento di quello che qui chiamiamo salario artificiale di guerra. Parallelamente prevedibile, proprio per questo, anche un vertiginoso aumento di contractors, ossia di truppe mercenarie specializzate e a tutti gli effetti al soldo.
Si manifesta però al contempo un altro elemento di scompaginamento di questo scenario, già di per sé folle. Non solo l’Europa è divisa politicamente, oltre che esserlo strutturalmente dall’origine quale fondazione della divisione ontologica del sapere. Ma c’è poi un piano preciso e già operativo da una ventina di anni per mandare letteralmente in pezzi il nostro Continente. Il suo centro propulsore imperiale risiede a Washington D.C, Usa, e si chiama Heritage Foundation. Una bella ammucchiata di sovranisti reazionari, militaristi ultra conservatori e negazionisti ambientali. E l’Europa l’hanno già bell’e spaccata, con The Donald che sta procedendo a poderosi colpi di maglio per mandarla in frantumi del tutto. Obiettivo: il Vecchio Continente, pur fondatore originario dell’Occidente, torni alla sua antica condizione accucciata di Stati e regimi preferibilmente autoritari, ma soprattutto coniugati al singolare, con i quali l’America possa tornare trattare ed egemonizzare be to be, uno a uno. E il grande euro ventre carbonifero centrale è ormai più una sponda interna all’America che all’Europa. Think Tank come l’ungherese NCC, National Coordination Centre, e il polacco Ordo Iuris, convocati direttamente dal presidente americano in più d’una occasione, lavorano attivamente, come vere e proprie succursali dell’Heritage, per cardio-schiattare definitivamente l’Europa da dentro i suoi asfittici polmoni.
Tornando all’iniziale salario artificiale di guerra, ecco che esso sarà pagato a ragazzi e ragazze per ricondurre gli europei al destino di ri-spararsi addosso tra di loro, dopo che per annate generazionali programmi come l’Erasmus, li hanno portati a studiare, lavorare, fondare insieme start up, sposarsi, fare figli transnazionali, imparando a coniugare, intrecciare le rispettive lingue, esistenze, speranze e slanci ideali e pratici. Questa sarebbe la vera occasione letale offerta ai vecchi e nuovi imperi e sotto imperialismi orientali per sbranare i vari pezzi a cui ci ridurremo. Altro che armare, mandare contro di essi giovani al macello di un war game ciecamente tecno-artificiale, tutto consolle da remoto e spietati tasti delete.
Di questi tempi ogni augurio di buon anno nuovo può risuonare come un’ingenua, triste filastrocca del malaugurio. E neanche l’Ormai solo un Dio ci può salvare, come disse Heidegger nel 1976 in un’intervista al giornale tedesco Spiegel. No, semmai solo l’arte ormai ci potrebbe salvare, ma soltanto se essa fosse la testimonianza originaria e originale di una nuova civiltà, nella quale il primo articolo della coscienza abolisse qualsiasi altro delirio di potenza sull’essere dell’intera natura e di qualsiasi altra infinita cosa tra cielo e terra.
di Riccardo Tavani

