I numeri non mentono mai

Ci sono numeri che sembrano freddi, inerti. Numeri che restano lì, stampati su una tabella, come un elenco di fatti senza volto e invece no. I numeri, quando li guardi bene, raccontano sempre una storia e spesso è una brutta storia.

I dati INAIL dei primi dieci mesi del 2025 parlano chiaro. Parlano piano, ma insistono. Raccontano di infortuni che aumentano, di malattie professionali che crescono, di morti sul lavoro che non diminuiscono davvero. Raccontano di persone che la mattina escono di casa per andare a lavorare e non sempre tornano come sono uscite.

Il totale delle denunce di infortunio è in lieve aumento rispetto al 2024. Qualcuno dice: “È perché lavorano in più”, è vero, in parte, ma non basta. Perché quando scavi dentro i numeri, trovi una verità meno rassicurante.

Gli infortuni in itinere, quelli che avvengono sulla strada, tra casa e lavoro, crescono più degli altri. Strade affollate, tempi compressi, turni che iniziano presto e finiscono tardi e si sa, la fretta non è mai una buona compagna e la strada non perdona.

Poi ci sono gli infortuni in occasione di lavoro. Quelli che avvengono mentre stai facendo il tuo mestiere. Qui i dati sembrano dire che la situazione è stabile, forse in lieve miglioramento se rapportata agli occupati. Ma è un equilibrio fragile, basta poco perché salti.

E infatti c’è un dato che non lascia scampo, le morti sul lavoro non crollano, non spariscono. Oscillano, un mese in meno, un mese in più, ma restano lì, Come una presenza fissa. Soprattutto nei settori dove il rischio è parte del mestiere, edilizia, agricoltura, trasporti. Lavori duri, spesso invisibili, quasi sempre dati per scontati.

Poi arrivano loro. I numeri che fanno più rumore di tutti. Le malattie professionali.

+10,2% rispetto al 2024.
Un aumento netto, secco che è impossibile ignorare.

Mal di schiena cronici, tendiniti, disturbi del sistema nervoso, tumori che arrivano dopo anni, quando nessuno collega più la causa all’origine. Il lavoro che entra nel corpo piano piano, giorno dopo giorno, e lascia il segno.

Qualcuno dirà che oggi si denuncia di più. Che c’è più consapevolezza. È vero anche questo, ma non spiega tutto. Perché quei numeri parlano anche di postazioni sbagliate, di ritmi insostenibili, di lavoratori che invecchiano senza che il lavoro cambi davvero per loro.

Alla fine, il quadro che emerge dai dati INAIL del 2025 è questo:
un Paese che lavora di più, un Paese che corre di più, un Paese che si fa ancora troppo male lavorando.

I numeri non urlano. Non fanno titoli sensazionali. Ma restano lì, aspettano che qualcuno li prenda sul serio. Perché dietro ogni numero c’è una storia e alcune storie, se le ascolti fino in fondo, fanno ancora paura.

di Eligio Scatolini

Please follow and like us:
fb-share-icon
Wordpress Social Share Plugin powered by Ultimatelysocial
WhatsApp
YouTube
Copy link
URL has been copied successfully!