Primi battiti di spagnolo, quechua e cerveza a La Nueva Ola romana 

Dalle tre del pomeriggio alla mezzanotte e oltre è andata la prima giornata del Festival del Cine español y latinoamericano, La Nueva Ola, al Cinema Barberini di Roma. Giornata di proiezione terminata con la tradizionale cerveza, birra fredda gratuita offerta alla folta platea dell’ultima proiezione, Sorda – Il silenzio degli altri, una storia tratta dalla realtà, seguito dall’incontro con la sua regista esordiente Eva Libertad.

Anche il film d’apertura, La Furia, è tratto dalla vera storia di violenza subita dalla sua regista Gemma Blasco, esordiente pure lei. Iris Martin Peralta, nell’introdurlo, ha detto che per la Nueva Ola era necessario, ossia non poteva fare a meno di proiettarlo. È vero, perché qui è messinscena non solo la tragedia personale, ossia collettiva di uno stupro subito da tante donne, ma c’è anche il teatro, come vera e propria messinscena, in quanto arte. Arte che scende nel profondo del moto di violenza, dell’affermazione attraverso esso del potere, della forza maschile di schiacciamento del femminile, in quanto presunta, ossia auto proclamata debolezza da sottomettere a sé. L’arte in ogni sua forma – qui teatrale e cinematografica – per ritessere giustizia e possibilità da restituire a chi esse sono state negate attraverso guerre e violenze individuali e di massa.

Alle 17, a las cinco de la tarde, lo schermo parla la lingua quechua. Lo fa attraverso il film peruviano Runa Simi, che è il modo di definire lo stesso quechua, e significa letteralmente lingua dell’essere umano, della gente, del popolo. La Nueva Ola ha sempre riservato una particolare attenzione al problema di questa lingua pre-incaica, parlata ancora da dieci milioni di persone in Perù, Bolivia, Ecuador, Cile e Argentina del nord, Colombia meridionale. L’anno scorso il film capolavoro Kinra, dell’indio quechua Marco Panattonic, ha vinto nell’ambito del festival il Premio Iila-Cinema. Pur essendo la seconda lingua ufficiale del Perù, il Governo e altre istituzioni preposte non fanno niente per preservarne l’uso, anzi: tanto che essa è seriamente minacciata di estinzione. In Runa Simi, di Augusto Zegarra, il doppiatore indipendente della città di Cusco, Fernando Valencia riesce a doppiare in lingua quechua tutto il Re Leone, classico dell’animazione disneyana, e a proiettarlo di sera in un campo di calcio a un pubblico di bambini e famiglie. Lui scrive anche alla Disney per finanziare un progetto su scala continentale, ma nonostante riesca a parlare con Rob Minkoff, uno dei due registi del film, non ha a tutt’oggi ottenuto alcuna risposta.

Alle 19 La Casa, di Alex Montoya. Tratto dall’omonima grafic novel del 2015 di Paco Roca, il film narra l’incontro di due fratelli e di una sorella nella casa abbandonata del padre morto, allo scopo di venderla. Riaffiorano ricordi d’infanzia e contrasti da grandi tra loro tre, all’ombra della memoria paterna che riaffiora ancora come immagine sempre incombente agli occhi della coscienza. In questo ricorda un po’ il film di Carlo Verdone del 1992, Al lupo, al lupo, con Francesca Neri e Sergio Rubini.

L’apice della serata è stato alle 21, con l’apertura ufficiale della serata da parte di Federico Sartori, il saluto del Consigliere Culturale dell’Ambasciata di Spagna, Carlos Tercero Castro, al suo sesto e ultimo anno di permanenza diplomatica a Roma. Poi la proiezione del film Sorda – Il silenzio degli altri, seguito dall’incontro con il pubblico condotto da Iris Martin Peralta. La regista Eva Libertad si ispira liberamente alla vicenda reale di sua sorella Miriam Garlo, che è anche mirabile attrice protagonista del film. Soltanto si ispira, perché in realtà mette in scena una donna non udente prima incinta, poi partoriente e dunque madre di una bambina udente, come il padre. Miriam nella realtà non è una madre, almeno non ancora. Altre persone, madri e padri, veramente non udenti, ossia non attrici/attori, appaiono nella storia. E la loro esperienze, quali genitori che hanno affrontato queste difficoltà, costituisce il fondamento di presa  e resa reale del film. Racconto che ci mette davanti a noi stessi, che proprio in quanto brave persone normali, non ci accorgiamo di quanto tendiamo a silenziare, cancellare la ricchezza e l’estrema sensibilità umana di queste persone. Tanto che più che di silenzio, si dovrebbe parlare di sordità degli altri, frastornati dal fracasso acustico intorno a noi e da quello dell’ego dentro di noi. Il film esce nelle sale italiane il 28 maggio prossimo, distribuito da Lucky Red,  per la durata di 98 minuti.

La prima giornata è stata completata dalla proiezione di due diversi cortometraggi. Pasta Negra, di Jorge Thielen Armand, 15 minuti. Tre donne, figlia, madre, nonna, nella scarnezza disadorna e misera della loro esistenza, attraversano il confine con la Colombia solo per procurarsi un pacco di spaghetti, cucinarli e mangiarli. Ma la nonna ne beve solo una tazza dell’acqua calda di cottura. Poi Anatomia dell’Ansia, di Rocio Quillahuaman, 15 minuti. Animazione di disegni su persone, situazioni, vicende bersagliate dalla pungente artista grafica e sceneggiatrice peruviana, residente ora a Barcellona, e vincitrice anche di una Borsa di Studio presso la Real Academia de España a Roma.

Ufficio Stampa: Gargiulo&Polici Communication, tel. 329/0478786.

di Riccardo Tavani

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