Oltre la nebbia degli Epstein files

L’oscura, torbida vicenda rivelata dagli Epstein files è molto più di uno scandalo internazionale a sfondo sessuale. A proposito di quanto sta emergendo, gli esperti dell’ONU parlano di abusi sessuali sistematici e su larga scala. «Questi crimini sono stati commessi in un contesto caratterizzato da ideologie suprematiste, razzismo, corruzione, misoginia estrema e dalla mercificazione e disumanizzazione di donne e ragazze provenienti da diverse parti del mondo», ed includono «schiavitù sessuale, violenza riproduttiva, sparizione forzata, tortura, trattamenti inumani e degradanti e femminicidio»: «un’impresa criminale globale», protetta da un senso generale di impunità. «La scala, la natura, il carattere sistematico e la portata transnazionale di queste atrocità contro donne e ragazze sono così gravi che alcune di esse possono ragionevolmente soddisfare la soglia giuridica dei crimini contro l’umanità».

Non si tratta soltanto, come superficialmente si potrebbe pensare, di sesso con minorenni (e già questo sarebbe grave), ma di un’associazione per delinquere di livello internazionale, capace di ogni nefandezza, caratterizzata dal più totale disprezzo della donna e, più in generale, della vita umana. 

Ma non basta.

Molti si sono chiesti come è nata l’organizzazione di Epstein e della sua sodale Ghislaine Maxwell, come ha potuto organizzarsi con ranch, isole e aerei privati, come ha potuto agganciare e, per così dire, fidelizzare così tanti personaggi di grande rilievo nel mondo dell’economia e della politica. E soprattutto perché è nata e quali finalità perseguiva.

La risposta a queste domande è così impressionante, da rendere lo scandalo sessuale, pur così grave, del tutto secondario e quasi, al confronto, insignificante. Potrebbe sembrare una teoria cospirazionista, di quelle che girano sul web, costruite su notizie inconsistenti, esagerate ad arte per suscitare interessi e curiosità morbose. Invece no: in questo caso la realtà supera la fantasia più spericolata.

Vediamo qualche esempio, prima di cercare di spiegarne le ragioni.

Peter Mandelson, ex ambasciatore britannico in USA, ex ministro ed esponente di spicco del partito laburista, è stato arrestato con l’accusa di abuso d’ufficio e rivelazioni di segreti di Stato. Stessa accusa e stessa procedura per l’ex principe Andrew Mountbatten-Windsor. Che abbiano arrestato e non semplicemente indagato due personaggi di questo calibro, la dice lunga sulla gravità delle rivelazioni e sulla forza degli indizi a loro carico. Ma nessuna accusa è stata mossa per reati di natura sessuale. E nessuno ha tentato di difenderli, tanto chiara è la loro indifendibilità.

Thorbjørn Jagland, ex segretario generale del Consiglio d’Europa ed ex primo ministro norvegese, è stato accusato di «corruzione aggravata»; il Consiglio d’Europa gli ha revocato l’immunità.

L’ambasciatrice norvegese Mona Juul ha dovuto dimettersi. È  indagata per corruzione con suo marito, l’ex diplomatico Terje Rød-Larsen. Epstein, nel testamento, ha lasciato alla coppia qualche milione di dollari: a che titolo e per quale motivo?

L’emiratino Bin Sulayem, definito da Epstein «uno dei miei amici più fidati nel vero senso della parola» si è dovuto dimettere da presidente di una delle più grandi aziende di logistica al mondo.

Lo slovacco Miroslav Lajcák, ex presidente dell’Assemblea generale delle Nazioni unite, si è dovuto dimettere da consigliere per la sicurezza nazionale.

Borge Brende, ex ministro degli esteri norvegese, si è dimesso dalla carica di CEO del Forum economico di Davos, perché implicato negli Epstein files.

Larry Summers, ex segretario al Tesoro Usa, ha lasciato la sua cattedra ad Harvard, accusato non di reati sessuali, ma di essere legato strettamente ad Epstein. L’ex senatore democratico Bob Kerrey si è dimesso dalla presidenza dell’azienda Monolith per lo stesso motivo.

In tutti questi casi lo scandalo sessuale è in secondo piano, ma appare con forza la rete internazionale di interessi illeciti che si era creata.

In sostanza, sembra proprio che il “core business” dell’organizzazione creata da Epstein e dalla Maxwell non siano i festini a base di sesso più o meno lecito, ma qualcosa di altrettanto, se non ancora più brutto e pericoloso.

L’ipotesi che si sta accreditando (secondo diversi organi d’informazione) è che l’organizzazione usi il metodo del “kompromat”, un sistema tipico del KGB sovietico: la raccolta di materiale compromettente (non importa se vero o falso) al fine di ricattare o ridurre al silenzio le sue vittime. Un tipico esempio fu lo scandalo Profumo nella Londra degli anni Sessanta. Più recentemente, il procuratore generale Yurij Skratov, che indagava su Boris El’cin e l’astro nascente Vladimir Putin, fu screditato con false prove, che lo costrinsero ad abbandonare l’inchiesta.

Ma partiamo dall’inizio.

Robert Maxwell, ebreo polacco naturalizzato inglese, padre di Ghislaine e magnate dell’editoria, secondo l’FBI era verosimilmente al servizio sia del Kgb, sia del Mossad, oltre ad avere presunti rapporti con l’intelligence britannica. Maxwell cadde in mare misteriosamente e annegò nel 1991, nei pressi delle Isole Canarie. Fu sepolto a Gerusalemme, e “ai funerali erano presenti il primo ministro Yitzhak Shamir, il presidente Chaim Herzog e almeno sei capi dell’intelligence israeliana. Ventotto anni più tardi usciva di scena anche il compagno di cordata, il finanziere Jeffrey Epstein” (Avvenire, 2/2/26).

Secondo tale punto di vista, il sodalizio tra Epstein e la figlia di Maxwell avrebbe ereditato il metodo del “kompromat” al fine di ricattare e controllare eminenti personaggi della politica e dell’economia mondiale.

Ma, poiché i tempi sono cambiati, non era certo sufficiente incastrare la vittima con la “honey trap” di una semplice “scappatella” extraconiugale, che oggi non desta poi tanto scandalo. Oggi serve di più: per esempio rapporti con minorenni, casi di sopraffazione e di violenza, ed altre simili amenità.

Inoltre, emerge un milieu culturale inquietante, che per certi versi appare come un alibi morale, oltre che cemento ideologico dell’organizzazione. Epstein e compagni credono nell’eugenetica e nella supremazia bianca. “Il modo migliore per assicurare il futuro della specie umana a lungo termine è permettere alle persone superiori di farlo… Il famigerato file EFTA02731395, diario di una minorenne a cui è stato brutalmente strappato il figlio appena partorito, racconta questo: di bambine usate come incubatrici per assicurare una discendenza al seme di Epstein in una specie di fabbrica della stirpe situata nel suo ranch del Nuovo Messico… Nel 2019, il New York Times aveva messo in luce la seduzione di Epstein per queste teorie in un articolo che ricostruiva i suoi generosi finanziamenti a centri di ricerca che studiano il controllo della popolazione e la rete di scienziati e accademici a lui vicini, spesso noti per le loro idee razziste”. (Il Manifesto, 20/2/26).

Emerge, dunque, uno scenario inquietante. Un gruppo di persone, apparentemente al di fuori della politica e delle istituzioni, ha messo in piedi un sistema tendente a controllare attraverso il ricatto numerosi personaggi di spicco a livello mondiale. Un sistema basato su delitti gravi e immondi, che includono «schiavitù sessuale, violenza riproduttiva, sparizione forzata, tortura, trattamenti inumani e degradanti e femminicidio». Un sistema sostenuto dall’ideologia suprematista e maschilista più radicale.

Mi sembra riduttivo pensare che Epstein e Ghislaine agissero per conto proprio. Un sistema siffatto fa, purtroppo, pensare a un burattinaio di livello più alto, direi di vertice. Non per niente figurano nei “files” capi di governo, ambasciatori, ministri e un membro della famiglia reale britannica.  

Non sappiamo chi sia il possibile burattinaio, ma abbiamo qualche indizio.

Il primo è il metodo del “kompromat”, tipico del KGB, da cui Putin proviene; metodo già usato per salvare quest’ultimo dalle indagini del procuratore  Skratov.

Il secondo è che nei “files” il nome di Putin è menzionato 1.056 volte, e che vi sono circa 10.000 riferimenti alla Russia.

Ho l’impressione che Donald Trump sia solo una povera vittima del sistema, tenuto in pugno da un uomo cui non può dire di no.

di Cesare Pirozzi      

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